Non c’è modo peggiore di argomentare con un dissidente seppellendolo. Mentre la politica dovrebbe essere l’arte del cogliere il meglio per arrivare alla sintesi migliore (come un mastro birraio con i diversi luppoli, per rendere bene l’idea) oggi il metodo più in voga risulta essere l’affossamento. Una finezza politica pari ad una rumorosa discesa degli unni, una cosa così. Per forza alla fine rischi addirittura di avere nostalgia di un D’Alema qualsiasi.

Comunque, senza perdersi in ciance, la tecnica per combattere il prossimo referendum del 17 aprile, quello che le regioni hanno voluto contro le trivellazioni in mare (regioni renziane comprese), è l’imposizione del silenzio. Tutti muti. Nemmeno un telegiornale che ne parla, nemmeno d’inciampo, nemmeno con una parola di sguincio. Il referendum no triv è il referendum più invisibile del west. E anche nell’informazione filogovernativa (quella che oggi ci inonderà di Renzi con caschetto pronto a martellare l’ultimo diaframma di galleria, roba da epopea tirannica sudamericana) nessuno accenna al fatto che gli italiani possano decidere di fermare le trivellazioni e i loro danni ambientali e sanitari. Del resto funziona così: non c’è peggior silenzio del silenzio imposto da un leader chiassoso. È il silenzio più fragoroso e vergognoso che vi possa capitare di ascoltare in giro.

Però è un’occasione di sfida storica: si potrebbe fare un movimento neomelodico nazionalpopolare che renda le trivelle ‘pop’. Che si parli di trivellazioni negli uffici, al bar sotto casa davanti al caffè, che i “valori fuori norma degli impianti esistenti” diventino famigliari come un fuorigioco, che l’equilibrio ambientale delle coste sia il reality più seguito nel prossimo mese. Provate a pensare che Paese bello sarebbe un Paese dove vostra madre, alla cena settimanale, vi chiede com’è andata “l’argomentazione delle ragioni del sì”, oppure la vostra fidanzata si dica preoccupata del poco amore con cui informate le persone con cui avete occasione di parlare. Immaginate i milanesi, tutti di fretta sopra le loro auto sempre più basse e strette, mentre sfruttano un rosso al semaforo per convincere quell’ex collega che non sentivano da un po’. «Chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle energie fossiliiiii!»: immaginate di stare fermi con lo scooter al semaforo e sentire il motociclista a lato urlare una frase così. Roba da diventare a forma di una favola di Rodari. Una cosa del genere.

Per questo mese scegliete un hobby inconsueto: trivellateli per non farvi trivellare. Vedete che godimento, i telegiornali nazionali, quando devono fare ammenda di non averne parlato. Come gli editoriali sul Corriere contro “l’internet”. Una cosa così.

Buon venerdì.

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