Europa e Turchia hanno raggiunto un pessimo accordo. Con una spolverata di diritti umani e rispetto dei trattati internazionali. L’accordo è molto simile a quello di cui si era parlato l’8 del mese al vertice precedente ed era stato definito sbagliato, inefficace e illegale. Bene, ci risiamo, ma da quella bozza manca una cosa e ce ne sono un paio nuove (qui il testo completo del comunicato finale del Consiglio, qui il comunicato finale turco europeo).

  • Tutti i rifugiati e migranti che arrivano in Grecia da domenica prossima potranno  aspettarsi di essere rispediti in Turchia (anche se il personale per metterlo in pratica non sarà disponibile prima del 4 aprile, data in cui con ogni probabilità l’implementazione comincerà per davvero). In teoria tutti potranno fare domanda di asilo ed essere rispediti indietro solo se lo status di rifugiato verrà loro rifiutato. Già, ma l’accordo parla esplicitamente di siriani rispediti in Turchia, l’ambiguità è enorme.
  • In cambio la Turchia ottiene un rilancio dei colloqui sull’adesione all’Unione europea che verranno riavviati prima di luglio.  L’Europa ha accettato di accelerare l’erogazione dei 3 miliardi di euro destinati agli aiuti per i rifugiati siriani nel Paese con nuovi progetti da concordare nei prossimi giorni. Il premier turco Davutoglu ha detto nella conferenza stampa: «Non vogliamo soldi per noi ma per i rifugiati siriani».
    Quanto al rispetto delle leggi internazionali e del diritto d’asilo, la Turchia promette che tutte le persone che verranno espulse dall’Europa verranno trattate secondo i canoni stabiliti dalla convenzione di Ginevra (quella sui rifugiati, alla quale Ankara non aderisce). Il governo turco promette anche di non rispedire le persone nei Paesi dai quali provengono. Le garanzie? Nel testo del comunicato finale del Consiglio leggiamo “l’Europa si aspetta il pieno rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto, della libertà di espressione e stampa”. Ad Ankara tremano: in queste settimane non hanno fatto altro che preoccuparsi dei diritti umani e della libertà di espressione mandando la polizia e l’esercito nelle sedi di diversi giornali e radio.
  • Rimane in vigore l’accordo di scambio uno contro uno: per ogni rifugiato siriano rispedito al mittente turco, l’Europa si impegna ad accoglierne uno in Europa. Il numero di siriani  che verranno riammessi in Europa è fissato in 72mila, 35mila in meno di quanto ritenuto necessario dalle agenzie internazionali. Il premier lussemburghese, con un tweet, ci ha anche reso noto che l’Unhcr dovrà essere coinvolta nella gestione dell’accordo. Un modo per dire che qualcuno a monitorare il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale ci sarà.
  • Nelle conclusioni si parla di aiuti alla Grecia e cooperazione con i Balcani nella gestione delle migliaia di rifugiati bloccati all’interno dei confini europei.

Le conseguenze:

Aspettiamoci un esodo in massa verso la Grecia da oggi a domenica. Può darsi che non succeda, ma può darsi di si.

L’accordo uno-contro-uno è un incentivo alla Turchia a far passare gente: fino alla soglia dei 72mila potrà liberarsi di un siriano per ogni persona accolta. Cosa succederà dopo aver raggiunto il tetto dei 72mila euro? Difficile a dirsi.

Salvo l’assegnazione di un ruolo all’Unhcr nella verifica dell’implementazione dell’accordo e, quindi, sul rispetto di trattati internazionali e diritti umani, non è chiaro se, come e perché la Turchia dovrà rispettare i diritti umani dei rifugiati e men che meno quelli dei migranti o di coloro (i pakistani, gli afghani) che magari avrebbero diritto anche se il loro Paese non è considerato in guerra. Non ci sono garanzie e non ce ne possono essere: che succederà ai curdi siriani con i quali i turchi sono di fatto in guerra?

La Turchia ribadisce che vuol l’accelerazione del processo di liberalizzazione dei visti a partire dai prossimi mesi. Ma molti Paesi e forze politiche – a partire da quelle che vogliono la Gran Bretagna fuori dall’Europa – hanno già detto che questa è una ragione in più per essere contro l’Europa “perché i turchi non sono parte della cultura europea”. L’accordo insomma crea un nuovo problema.

L’ipocrisia:
In conferenza stampa tutti hanno parlato di immigrazione illegale dalal Turchia, mentre l’80 per cento delle persone che entrano in Europa da quel Paese sono richiedenti asilo in fuga dalle guerre siriana, irachena e afghana.
Sappiamo tutti che l’accordo è di difficile implementazione. Sappiamo che chi si è battuto contro di esso lo ha fatto anche per ragioni opportunistiche: la Francia e l’Austria che hanno parlato di rispetto dei diritti umani sono gli stessi Paesi che hanno chiuso le frontiere o reintrodotto i controlli per evitare l’ingresso di rifugiati all’interno dei loro confini. Ora l’accordo uno contro uno, qualora venisse davvero implementato, implicherà per forza di cose la redistribuzione di persone all’interno dei confini europei: i rifugiati accolti in Europa non finiranno tutti a Lesbos. Ad oggi l’Europa non è stata in grado di implementare la ricollocazione di migliaia di persone decisa autonomamente a ottobre. Ora la pressione da parte di Germania e altri Paesi aumenterà. L’Ungheria e la Gran Bretagna hanno già fatto sapere che non vogliono nuovi rifugiati.
In conclusione con questo accordo si gettano a mare i diritti umani e i trattati internazionali in materia di asilo. Si lasciano nel limbo decine di migliaia di persone che al momento vagano per l’Europa o sono già a Lesbos. Si lascia alla Turchia la possibilità di implementare o meno i trattati e gli accordi e le si accorda un enorme potere di ricatto. In conclusione, non è chiaro cosa succederà se e quando riprenderanno gli sbarchi dalla Libia a Lampedusa – questione di giorni sembra di aver capito da Mogherini.
Per finire due tweet  e una dichiarazione molto espliciti di organizzazioni neutrali e serie come Amnesty International e Medici senza frontiere: il primo parla di giorno nero per la convenzione sui rifugiati, il secondo ci mostra i diritti umani turchi: poliziotti prendono a bastonate un gommone.
Buonanotte Europa

Il presidente di MSF Italia Loris De Filippi ha dichiarato:

«L’accordo UE-Turchia è la perfetta illustrazione di questo approccio pericoloso. Lo schema di ammissione volontaria proposto per i siriani in Turchia non è basato sui bisogni di assistenza e protezione di chi fugge dalla guerra, ma sulla capacità della Turchia di frenare le partenze verso l’Europa. Inoltre a prescindere dalla legalità di questo accordo, è lecito domandarsi se la scelta di respingere persone verso il paese che già ospita il maggior numero di rifugiati al mondo rappresenti davvero una strategia responsabile».

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