Siamo ancora in laguna, a deliziarci di cortometraggi dello Short Film Festival della Ca’ Foscari, di tramezzini e di spritz. Ma la vera sorpresa di quest’anno arriva dal Canton Ticino. Si chiama Arthur, ha quarant’anni, una gran faccia da schiaffi, una certa mania per l’ordine e un piccolo segreto: è un serial killer. Che, alla fine, vi starà persino simpatico.

Dieci episodi per un totale di 53 minuti esatti, creati uno a uno per il web e grazie al contributo della  Radiotelevisione Svizzera. Arthur, interpretato dal convincente Ettore Nicoletti, è il vincitore del concorso nazionale di Stato svizzero. Humor nero, nerissimo. In barba al politically correct, la web serie Arthur è stata proiettata in sala per la prima volta, dopo l’esordio sul web dello scorso autunno. Ed è andata bene. L’indomani, siamo tutti intorno al tavolino del caffè di campo Santa Margherita. C’è il regista e autore Nick Rusconi, 40 anni e regista di professione per la tv di Stato svizzera e non pochi videoclip; c’è Chloe de Souza, 32 anni ticinese anche lei e – nonostante il fuorviante cognome – dalle origini cagliaritane; poi c’è il silenzioso direttore della fotografia Giacomo Jaegli che di anni ne ha 25; e l’impeccabile produttore Alberto Meroni, che ha 38 anni.

«Non siamo stati spinti dalla cronaca nera», racconta divertita Chloe che insieme a Nick, Arthur lo ha creato nei minimi dettagli. «A noi piacciono gli antieroi… pensa che al principio Arthur doveva essere un serial killer che le sbagliava tutte». E invece, alla fine, Arthur è un serial killer davvero, che però è alle prese con il tentativo di «provare a smettere di uccidere». Vorrebbe, ma ogni volta fallisce nel tentativo davanti a quelle che vive come provocazioni di una società insopportabile. «Arthur si sente un outsider, non sopporta il “dover essere” che la società continua a imporgli, non sopporta il codice morale e sociale, insomma», spiegano Chloe e Nick.

Di sangue ce n’è parecchio, di scene violente pure. Non avete paura di legittimare o, addirittura, istigare alla violenza?, chiediamo. «Ma no», risponde Nick allargando le braccia, e gli altri concordano. Chloe incalza: «Semmai la sublimiamo. Sui social ci sono non pochi contenuti violenti e reali, senza alcuna restrizione. Quella è violenza, quello è un vero pugno nello stomaco. La nostra è arte, è finzione. E vuole essere uno stimolo per una riflessione: cos’è davvero la violenza?».

Gli stimoli arrivano, grazie a una regia precisa e rapidissima e a una fotografia che rapisce nel suo splatter d’autore. Per i dieci episodi, di 4-5 minuti ciascuno, sono stati necessari non pochi espedienti narrativi. «È la scrittura per il web, sai che chi ti guarda lo sta facendo mentre fa anche altre mille cose. Devi catturare, essere veloce, concentrato, non puoi permetterti sfumature», dice l’autrice Chloe. Non ha rinunciato a un bel nulla, invece, Nick per la regia. Anche perché Arthur è stato girato con tutti i crismi. Finanziato, dalla tv svizzera, è costato circa 100mila euro. «Se avessimo girato con un iPhone avremmo risparmiato il 70%, ma non avremmo avuto tutta questa sapienza e questa qualità», dice Alberto, guardando i suoi compagni d’avventura. È un produttore consapevole Alberto, che a soli 38 anni adesso vedrà la sua creatura spiccare il volo e, dopo Venezia, dirigersi verso Vancouver, Los Angeles, New York, Rio, Montreal e Roma.

Senza contare che Arthur è anche un serial game. Dove è possibile scoprire la vera natura di Zed – coprotagonista di Arthur, oltre alla protagonista femminile -, il suo unico vecchio amico paralizzato a causa di un ictus che lo ha privato della parola…. è probabile che non riuscirete a capire subito chi è davvero Zed, ma giocateci e scopritelo, ne vale la pena…

Ultima, ma non per importanza, nota. La colonna sonora è curata da Elias Bertini, ex frontman degli Zero In On.

 

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