«Vorrei ricordare che quando l’Europa è stata ufficialmente concepita, cioè nel marzo 1957, i federalisti che sostenevano il manifesto di Ventotene, durante la cerimonia che si fece al teatro Adriano a Roma, andarono in galleria e gettarono giù dei volantini per denunciare che la creatura che nasceva era un mostriciattolo». Luciana Castellina, più volte eurodeputata e con incarichi di rilievo nelle istituzioni europee, parte dal passato per arrivare all’oggi. Quella che nacque 59 anni fa era «un pezzetto della guerra fredda», un blocco dell’Europa occidentale contro l’altro blocco. Castellina non si meraviglia, dunque, che «quei segni negativi si siano poi mantenuti e oggi l’Europa sia più brutta che mai».

Se qualche speranza di migliorarla c’era stata, con Jacques Delors alla Commissione negli anni 80, l’arrivo di trattati come Maastricht, segna la deriva. «È la svolta liberista imposta, la visione catastrofica dell’Europa, perché quando si scrive che l’obiettivo è la competizione si sacrifica ogni altra cosa», ricorda Castellina. Così come l’allargamento immediato a Est «senza trovare strumenti di cooperazione» ha portato alla «diluizione dell’Europa politica».

Decenni di errori, è vero, ma, avverte Luciana: «Bisogna restare sul ring e combattere. È un’illusione pensare che fuori di qui recuperiamo diritti, sovranità e democrazia. Fuori dell’Europa siamo morti». Gli Stati nazionali da soli non ce la farebbero e “affogherebbero”. Occorre quindi, dice Castellina, «un’area politica che eserciti un qualche controllo democratico, controllo che ormai, a livello della globalizzazione, sembra essere completamente perduto». L’Europa, insomma, è «il più straordinario contenitore di lotte e diritti conquistati» e come tale «è un patrimonio su cui lavorare».

Ma come? Il 23 marzo Luciana Castellina era alla presentazione a Roma di DiEM25, il movimento paneuropeo di Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze greco. Quella può essere una strada? «Va benissimo il tentativo di costruire un movimento paneuropeo, però Varoufakis deve sapere che la difficoltà sta proprio nel disegno, fatto proprio dall’esecutivo europeo, di frantumare l’Europa in individui e cittadini, togliendo di mezzo ogni soggetto collettivo, costruendo un’Europa senza popolo. È qui il punto: il popolo europeo non esiste in natura. Perciò si tratta di dar vita ai corpi intermedi che rendono tale una democrazia: partiti, sindacati, media, radio, televisioni giornali. Tutti soggetti che siano europei e non nazionali, questa è la difficoltà dell’opera», sottolinea Castellina.

 

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