Il ministro degli Interni Angelino Alfano ha rilasciato un’intervista al Financial Times chiedendo all’Europa di occuparsi degli immigrati che, dopo l’accordo con la Turchia, potrebbero decidere di passare per la Libia o per l’Albania per entrare nel continente. Alfano si preoccupa anche dei siriani «che se non vorranno rimanere in Turchia cercheranno di passare per la Libia». Obbiettivo del ministro? Fare in modo che l’Europa e la Commissione si impegnino a cercare degli accordi simili a quello turco con altri Paesi africani. Tradotto significherebbe deportare le persone direttamente nei Paesi di origine, visto che il Paese terzo dal quale i nuovi flussi migratori dovrebbero (o potrebbero arrivare) non sono sicuri.

Alfano spera, scrive il quotidiano economico globale, che la nascita di un nuovo governo libico possa creare le condizioni per una repressione del traffico di esseri umani e che la Commissione raggiunga un accordo quadro per la riammissione di persone con i Paesi terzi africani: «Con la Turchia c’è stata la volontà politica e le risorse si sono trovate». Il problema è mettersi d’accordo su cosa sia un Paese sicuro. Con l’Albania, intanto, Roma ha già parlato per prevenire l’eventuale apertura di una rotta migratoria che dalla Grecia o dalla Turchia passi per il Paese delle aquile.

Alfano parla di campi di prigionia «dai quali i migranti non possano scappare» e di stazioni lungo le rotte migratorie che spieghino ai migranti che verranno rispediti indietro. Infine, il ministro, e qui ha ragione, critica l’Europa per l’assenza totale di impegno nell’applicare il piano di redistribuzione di rifugiati (non immigrati irregolari) all’interno dei 28 Stati membri: «Per adesso parliamo di numeri da condomino» dice il ministro. Non ha tutti i torti: la ricollocazione doveva riguardare 160mila persone e in 4-5 mesi se ne sono spostate alcune centinaia.

E su tutto il resto? Alfano si preoccupa per il rischio (quello che lui percepisce come tale) di un’apertura di rotta libica per i siriani. Bene. Difficile capire cosa c’entri questa possibilità con le prigioni e gli accordi con la Libia. L’accordo con la Turchia che pure è illegale e sbagliato – è frutto di una situazione precisa: Siria e Turchia condividono un confine, i rifugiati entrano in massa da anni e sono presenti a centinaia di migliaia in quel Paese, è una situazione che si è già determinata e che a sua volta produce l’afflusso verso le isole greche. Se una parte di quelli ammassati in Turchia o Libano provassero a passare per la Libia la cosa sarebbe molto diversa. Pensare – o raccontarsi – che il nuovo governo libico possa riuscire a mettere in atto misure per contenere un eventuale flusso è essere molto fantasiosi. Oppure essere disposti a lasciare i profughi siriani in balia degli eventi.

Del resto Alfano era già parte di una maggioranza di governo che trattava sui migranti con la Libia di Gheddafi – altro che Paese terzo sicuro. Quanto alle prigioni da cui non fuggire, non è granché come idea, specie se si tiene conto del fatto che la discussione sulla sicurezza dei Paesi terzi e di quelli da cui le persone partono è una discussione con fondamento: il Pakistan è un Paese sicuro? E l’Eritrea? L’Etiopia? La Nigeria? Certo, tra le persone che passano il mare, verso Italia e Grecia ci sono anche migranti economici, ma l’emergenza alla quale assistiamo riguarda i rifugiati, se non fossimo in presenza dell’emergenza siriana Alfano non verrebbe intervistato sul tema immigrazione dal Financial Times. Questo il ministro finge di non saperlo. Come finge di non sapere che secondo le leggi internazionali, la questione dei siriani non si pone nemmeno: sono persone in fuga dalla guerra e hanno diritto a chiedere asilo nel continente.

Il ministro ha bene in testa che l’Europa non sarà d’aiuto e che i Paesi confinanti sono pronti a chiudere le loro frontiere come hanno già fatto con quelle greche. Alfano, quindi, un po’ agita lo spettro immigrazione, un po’ lancia proposte non realizzabili e un po’ mette le mani avanti. Quando in estate ci saranno flussi in entrata cospicui dal mare, Roma cercherà probabilmente di contrattare soluzioni sottobanco con quelle che a quel punto saranno le autorità libiche e tuonerà contro l’Europa e Bruxelles come un Salvini qualsiasi.

 

 

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