Bisogna limitare i danni dell’affaire Federica Guidi. Questa è la priorità di palazzo Chigi: evitare che altra benzina finisca nel motore del comitato per il Sì al referendum contro le trivelle. Non che si tema veramente che possa raggiungere il quorum, figurarsi, ma insomma è sempre meglio stare tranquilli. Tra le mosse previste c’è il rinvio della discussione delle mozioni di sfiducia a dopo il 17 aprile, giorno del voto. Si voteranno, infatti, il 19 le mozioni presentate da Forza Italia e dal Movimento 5 stelle: ha preferito evitare di fornire un palcoscenico, il Pd, imponendosi in capigruppo al Senato, pur sapendo di avere i numeri.

Del malcontento delle opposizioni, d’altronde, sanno bene a palazzo Chigi, si scriverà poco, anche perché i 5 stelle evocano la «dittatura» (questa volta lo fa Di Maio) ogni volta, e, come insegna la più banale storia, finisce che l’allarme perde di efficacia. Certo è – come nota Loredana De Petris, di Sinistra Italiana – che «dopo aver fatto il gradasso in televisione dicendo di non temere nulla, Renzi fugge per evitare che lo scandalo sul petrolio sia discusso dal Parlamento», ma alla prova muscolare che avrebbe peraltro vinto Renzi ha preferito non offrire una tribuna.

Anche perché del referendum e del caso Guidi si parlerà ancora. Lo si fa oggi con le tre ore di colloquio dell’ex ministro con i Pm di Potenza, con il ministro che conferma di essere persona offesa nell’inchiesta, e lo si farà il 13 quando il Tar si esprimerà sul ricorso presentato dai Radicali che hanno messo nero su bianco l’accusa mossa solo sul piano politico anche da altri al governo Renzi: i pubblici ufficiali non possono fare campagna per l’astensione ai referendum. Lo dice la legge, e i Radicali chiedono sia rispettata. Difficile si arrivi al rinvio della consultazione e all’accorpamento con le amministrative, come chiesto dai ricorrenti, ma tra Tar e Consiglio di Stato il ricorso farà discutere e offrirà sicure ragioni al comitato del sì. Altra benzina.

Si parlerà del referendum ma fortunatamente per Chigi il caso Guidi sta assumendo una dimensione più larga della sola partita sulle trivelle, anche per via del consueto uso allegro delle intercettazioni contenute nei faldoni. La pubblicazione dello sfogo tra Guidi e il compagno con l’ormai celebre sguattera Guatamalteca, i commenti di Guidi su Padoan e su il sottosegretario De Vincenti. «Sembra Dynasty e invece è l’esecutivo che governa questo Paese», dice Arturo Scotto, di Sì, e c’è in effetti molto dei rapporti umani nei palazzi del potere, nelle parole di Guidi, e in quelle dei magistrati, invece, ci sono altri affari, come quelli all’aeroporto di Firenze o per il rinnovo della flotta della Marina. A seguire le accuse dei cinque stelle per il governo è anche peggio. Ma anche lì, come per la «democrazia», il Pd pensa che chi crede al racconto delle cricche, lo crede a prescindere da questo caso. E quindi, tutto sommato, è meglio così. Meno benzina per le trivelle.

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