Youssupha è fuori pericolo. E sabato Palermo scenderà in piazza per schierarsi dalla sua parte. Pochi giorni fa vi abbiamo raccontato di un’aggressione a Ballarò e di Youssupha, uno dei sei ragazzi aggrediti, quello che ha preso una pallottola in testa. Di cosa è successo a Ballarò il 2 aprile potete rileggere cliccando su queste parole. Adesso Youssupha Susso è fuori pericolo, anche se le sue condizioni rimangono critiche. È ancora ricoverato in prognosi riservata presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale civico di Palermo: «Le condizioni del giovane sono in miglioramento. Il proiettile non ha creato gravi danni cerebrali. Il giovane resta in coma farmacologico. Possiamo dire che non è in pericolo di vita», hanno detto i medici.

Il sindaco Leoluca Orlando ha già dato disposizione all’Avvocatura comunale per costituirsi parte civile nel procedimento che vedrà imputati i giovani palermitani individuati dalle forze dell’ordine. Per il tentato omicidio – ricordiamo – è stato fermato Emanuele Rubino, 28 anni, pregiudicato palermitano che secondo gli inquirenti apparterrebbe a un gruppo malavitoso di Ballarò che gestisce vari traffici illeciti, dallo spaccio alla prostituzione. «La nostra città e la sua amministrazione non tollerano e mai tollereranno atti di violenza da parte di chiunque a danno di chiunque e ancor di più quando questi hanno uno sfondo razzista e mafioso», ha detto Orlando. Solidarietà per Youssupha è arrivata pure dall’Alto commissariato dell’Onu per richiedenti asilo e rifugiati. Attraverso Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa, Unhcr si è unito all’appello dei palermitani affinché vengano assicurati alla giustizia i colpevoli della sparatoria.

Intanto Palermo si è data appuntamento a piazza Bologni, alle 10,30 di sabato 9 aprile, per dar vita a un corteo che attraverserà via Maqueda per entrare in via delle Pergole e dopo il mercato di Ballarò raggiungere il campo di bocce. Un percorso simbolico, che ripercorre a ritroso i passi che hanno portato il 21enne gambiano verso il luogo dell’aggressione. Lì, nel campo, Susso era di ritorno dall’incontro con i Baddarhome, un gruppo che lavora alla riqualificazione di quell’area del mercato. A indire la manifestazione «contro ogni forma di violenza», sono in molti: studenti e insegnanti, immigrati che vivono a Ballarò, rappresentanti della consulta delle culture, associazioni, circoli, movimenti, il Palermo Pride, sociologi, assistenti sociali, il forum antirazzista e l’assemblea cittadina Sos Ballarò. «C’è un clima di violenza diffusa», ha detto Adham Darwasha, presidente della Consulta delle culture. «Non può passare il messaggio che tutta Ballarò è quel ragazzo che ha sparato. Non dobbiamo criminalizzare il quartiere e preservare la convivenza, questo è il centro cittadino della convivenza tra le culture. Tutti abbiamo paura, ma non possiamo vivere nella paura e non dobbiamo permettere che ci sia una faida tra italiani e immigrati».‎

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