Ex fabbriche, palazzine abbandonate, parchi, stazioni ferroviarie. Li vedete dai treni, passando in auto, o da lontano, sulla sponda di un fiume. E magari non vi viene in mente che quel campo informale è il frutto della mancanza di accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo da parte delle istituzioni italiane. Medici Senza Frontiere ha provato a capire come sia messo il sistema mettendo al lavoro un equipe di ricercatori propri e dell’università di Palermo

Risultato? Un rapporto che potete leggere qui e una conclusione: il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo che sbarcano in Italia non funziona. Non è una novità: il nostro Paese non ha una legge specifica sull’asilo e, tradizionalmente, non esiste un sistema capace di coordinare le necessità delle decine di migliaia di persone che arrivano da noi in fuga dalla guerra o da persecuzioni politiche da parte delle autorità. La crisi siriana non ha fatto che aggravare una situazione già pessima – momenti simili l’Italia li aveva vissuti negli anni della guerra nella ex Jugoslavia. Oggi? C’è un piano, ora che il governo di Vienna sceglie di chiudere le frontiere e si rischia un nuovo affollamento di persone? E che fine faranno le persone a cui negli hotspot viene negato sbrigativamente l’accesso alle procedure di richiesta di asilo?

Bari, Italia, Dicembre 2015. All'interno del Ex Set.

Bari, Italia, Dicembre 2015. All’interno del Ex Set.

Roma, Italia, Dicembre 17, 2015. Rifugiato del Eritrea stende i panni sul tetto dell'occupazione di via Tiburtina.

Roma, Italia, Dicembre 17, 2015. Rifugiato del Eritrea stende i panni sul tetto dell’occupazione di via Tiburtina.

Medici Senza Frontiere ha provato a monitorare la situazione, scoprendo – o meglio, verificando – quanto rifugiati e richiedenti asilo vivano in condizioni difficili, fuori dal sistema di accoglienza o gestiti da organizzazioni che non hanno esperienza.

Msf ha individuato 27 siti dove vivono dove vivono almeno 50 persone, una parte importante grandi. Qui la maggior parte delle persone che vivono sono soprattutto africane: Somalia, Ghana, Eritrea e poi Pakistan e Afghanistan.

2014-2015 sbarcati circa 220mila persone, tra quesiti più di 150mila hanno fatto domanda di asilo, quasi tutti fuori dall’Italia.

Il sistema di accoglienza ordinario dispone di 30mila posti e questo ha determinato la apertura di decine di luoghi di ospitalità per 80mila posti gestiti da enti che non hanno alcuna esperienza nella gestione dei rifugiati. A giudizio di Msf è proprio il sistema straordinario che determina una espulsione dal sistema di accoglienza, generando situazioni informali e difficili.

distribuzione rifugiati

Ancora numeri: 30mila son i transitanti che vogliono aggirare Dublino e chiedere asilo in altri Paesi europei, poi ci sono i richiedenti asilo in Italia, che hanno diritto ad avere l’accoglienza mentre aspettano che il loro status venga verificato. A volte fino a tre mesi, ad esempio a Udine, nei sottopassaggi della stazione, davanti al cimitero o sulle rive dell’Isonzo di Gorizia – un ragazzo pakistano è morto nelle acque del fiume. A Torino nei giardini dietro a Palazzo Reale o alla stazione di Crotone.

Il gruppo più grande di persone incontrate in questi insediamenti è quello dei rifugiati riconosciuti che scaduti i termini di accoglienza vengono messi in strada senza paracadute. Tra le persone con queste caratteristiche monitorate da Msf uno su quattro non ha mai avuto posto in accoglienza, mentre 3 su 4 sono fuori. A Foggia si vive in un vecchio areoporto a pochi metri dal centro di accoglienza del Ministero dell’Interno, 350 rifugiati vivono in uno scambio continuo tra il centro ufficiale e il campo fuori. A Torino in 1200 vivono in palazzine dell’ex villaggio olimpico.

In metà dei siti monitorati mancano acqua e luce, molti dei rifugiati riconosciuti non sono iscritti al Sistema sanitario nazionale pur avendone diritto e due terzi non hanno un medico di base o al pediatra – per questo Msf chiede che si svincoli, per i rifugiati, l’assegnazione del medico di base dalla residenza, visto che queste persone si spostano spesso per lavoro o per insediarsi in pezzi delal loro comunità.

Foggia, Italia, Dicembre 22, 2015.

Foggia, Italia, Dicembre 22, 2015.

SILOS_TRIESTE Ahmad Siraq

Bari, Italia, Dicembre 19,  2015. Nsia, Sud Sudan, 32 anni, taglia i capelli ad un suo amico all'interno del Ex Set dove vive.

Bari, Italia, Dicembre 19, 2015. Nsia, Sud Sudan, 32 anni, taglia i capelli ad un suo amico all’interno del Ex Set dove vive.

Perché l’accoglienza viene fatta male? Perché le organizzazioni che gestiscono i siti di accoglienza straordinaria non hanno esperienza, non fanno corsi, non lavorano all’integrazione, non sanno spiegare i diritti e i doveri alle persone. Insomma, offrono un letto e poi ciao. E così persone che se avviate alla nuova vita potrebbero adattarsi, trovare lavoro, integrarsi, passano mesi in un limbo di marginalità. C’è il rischio che i centomila giunti quest’anno che oggi vivono all’interno del sistema di accoglienza, finiscano, uscendo dai centri, in questi insediamenti informali. Specie, come si diceva, ora che arriva l’estate, la rotta balcanica è chiusa e alcuni Paesi chiudono le frontiere.

Serve, assolutamente, che l’Italia garantisca e ampli il sistema di accoglienza strutturato e che si garantisca l’assistenza sanitaria a tutti e allargare l’assistenza ai siti informali: «se ne conosce l’esistenza, continueranno ad esistere, tanto vale lavorare anche in questi» Loris de Filippi, direttore di Msf Italia. Oppure, aspettiamoci qualche grande e piccola Idomeni sparsa per l’Italia, come del resto capitò in piccolo a Ventimiglia lo scorso anno. Con le organizzazioni umanitarie a svolgere il lavoro delle istituzioni. Non sarebbe sussidiarietà, ma lavarsene le mani.

Localizzazione siti informali

Questa sera il rapporto verrà discusso in un evento presso l’ex fabbrica occupata “Metropoliz” a Roma (via Prenestina 913 alle 20.00)

 

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