Cinque referendum abrogativi (con più quesiti ciascuno), due leggi di iniziativa popolare (Lip) e una petizione popolare. Sei mesi di tempo per raccogliere 50mila firme necessarie per le Lip e 500mila firme in tre mesi per i referendum abrogativi. «Una primavera politica sta sbocciando». Così il giurista Domenico Gallo del Comitato per la Democrazia Costituzionale ha definito la campagna di raccolta firme appena partita il 9 e 10 aprile. Con i cittadini chiamati a votare domenica 17 aprile per il quesito sulle trivelle, sui media l’attenzione per gli altri referendum promossi da comitati ampi di cui fanno parte sindacati, associazioni e anche partiti e forze della sinistra è stata scarsissima. Invece si tratta di referendum che si pongono l’obiettivo di smontare leggi fondamentali del governo Renzi: dall’Italicum, che definisce la rappresentanza in Parlamento e quindi la forma di governo e la democrazia stessa, alla legge della Buona scuola che disegna il tipo di istruzione e di formazione delle generazioni future. Accanto ai referendum sulla scuola, c’è anche la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sul diritto allo studio, visto che permangono ancora diseguaglianze notevoli tra le regioni nell’erogazione delle borse di studio.

Insomma, democrazia e sapere, due temi cruciali. E poi l’altro tema fondamentale: il lavoro.

La Cgil infatti oltre a raccogliere le firme per due quesiti che abrogano due punti chiave del Jobs act, sta proponendo una legge di iniziativa popolare, la Carta dei diritti universali del lavoro che è una vera rivoluzione: la tutela dei diritti di tutti i lavoratori, pubblici e privati, a prescindere dal tipo di contrattoE poi c’è l’ambiente rappresentato dai referendum sociali (v.qui). Ma andiamo per ordine.

Italicum

Scrive Domenico Gallo che «i due referendum abrogativi dell’Italicum e, sullo sfondo, il referendum per bloccare la riforma costituzionale, sono il paradigma senza il quale tutta la mobilitazione sociale che parte in questi giorni sui temi della dignità del lavoro, della tutela dell’ambiente, del ripristino dei valori repubblicani della scuola pubblica, rischia di arenarsi anche se tutti i referendum proposti andassero a segno. Perché il problema è la democrazia».
I quesiti sono due:

Buona scuola

I quesiti sono quattro (v.qui):

  • Abrogazione di norme sul potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere e confermare i docenti nella sede.
  • Abrogazione di norme sul potere del dirigente di scegliere i docenti da premiare economicamente e sul comitato di valutazione.
  • Abrogazione di norme sull’obbligo di norme sull’obbligo di almeno 400-200 ore di alternanza scuola-lavoro.
  • Abrogazione di norme sui finanziamenti privati a singole scuole.

Lavoro

I quesiti sono tre, pubblicati sulla G.U. n.69 del 23 marzo 2016 finalizzati al sostegno della proposta di legge della Carta per i diritti universali del lavoro.

  • Cancellazione del lavoro accessorio (voucher)
  • Reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti
    Nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sopra dei cinque dipendenti.
  • La proposta di legge di iniziativa popolare (il testo, molto bello, si può leggere qui), racconta ad Articolo1 il costituzionalista Vittorio Angiolini si rivolge a tutti i lavoratori e vuole tutelare «un patrimonio di diritti individuali e collettivi quanto alla rappresentanza di tutti, privati e pubblici, subordinati e autonomi e occasionali, basta che intrattengano un rapporto di lavoro», compreso anche lo stage e o il tirocinio. L’obiettivo è che «ogni lavoratore non si deve trovare alla mercè dell’organizzazione e ognuno possa esprimere la propria personalità».

Ambiente

I quesiti sono due, più la petizione popolare sui beni comuni.

  • Trivelle zero, per chiedere l’abrogazione in Italia di nuovi progetti di perforazione ed estrazione in terraferma e in mare (non riguarda le concessioni già assegnate dallo Stato).
  • Inceneritori. Si tratta di cancellare la classificazione degli inceneritori come strutture strategiche di preminente interesse nazionale. L’obiettivo è quello di bloccare nuovi e vecchi impianti.
  • Beni comuni, la petizione che sancisce ancora una volta che l’acqua è un bene pubblico (principio stabilito dal referendum del 2011 e disatteso) e che il decreto attuativo della legge Madia sulla Pa deve essere ritirato visto che riduce la gestione pubblica dei servizi.

 

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