Ceta – che sta per Accordo generale per l’economia e il commercio – è uno dei due accordi commerciali che l’Unione europea ha intenzione di sottoscrivere con il Canada, insieme a quello con gli Stati Uniti, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, il Ttip (se ancora non avete chiaro cos’è, provate a cliccare qui). Rispetto al Ttip, Ceta è avanti di quattro anni, ma contiene regolamentazioni simili a quelle del Ttip, come i collegi arbitrali privati (Isds) e il reciproco riconoscimento degli standards. Chi sostiene gli accordi di libero scambio, in nome crescita economica, annuncia la creazione di posti di lavoro. Ma da quando i contenuti di questi segretissimi accordi sono venuti allo scoperto, aumentano le fila dei contrari, per cui saranno le grandi multinazionali a beneficiare da questi accordi e non i cittadini. L’ultimo No al libero scambio arriva dal Belgio e in relazione al Canada. L’annuncio è arrivato nella mattinata del 13 aprile, dal primo ministro della Vallonia, Paul Magnette: la Vallonia – che è una delle tre regioni che formano il Belgio e costituisce il 32% della popolazione belga – si rifiuta di dare pieni poteri al governo federale per firmare l’accordo di libero scambio tra il Canada e l’Unione europea, Ceta.

«Non abbiamo garanzie», ha detto il primo ministro che per questa risoluzione ha trovato il supporto dei gruppi Ps-Cdh-Ecolo. Molte le questioni lasciate in sospeso nel testo in fase di negoziazione, secondo la Vallonia, in particolare per quanto riguarda il meccanismo di arbitrato tra gli Stati e le multinazionali. Intanto, il movimento non si indebolisce il contrario: proprio il 13 aprile, a Bruxelles, i movimenti belga si sono riuniti sotto la bandiera “Stop Ttip&Ceta” per preparare una grande mobilitazione a settembre.

Gli italiani, invece, non attenderanno l’autunno. La manifestazione nazionale contro il Ttip è stata fissata per il 7 maggio, a Roma.

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