«Farà quello che gli verrà chiesto». In Forza Italia scommettono sul fatto che Guido Bertolaso obbedirà, un po’ reticente, scocciato per la fatica e l’esposizione che gli è stata imposta da Silvio Berlusconi, su una candidatura nata già per esser ritirata e che pure lo ha portato ad incollare il suo grosso faccione sui cartelloni della città e lo ha spinto a girare per i centri anziani e per i mercati. Quando mercoledì gli è arrivata la convocazione a palazzo Grazioli per l’ennesima riunione, Bertolaso aveva appena finito di immergersi nel mercato di via Sannio ed era da poco arrivato a un incontro nella roccaforte dei Parioli.

Ha mollato i generoni dei Parioli, Bertolaso, per sentirsi dire, sondaggi alla mano, che tocca ricompattare il centrodestra. E così sarà, si scommette mentre è in corso l’ufficio di presidenza di Forza Italia. E tra le due spinte interne al partito di Berlusconi – sempre meno partito e sempre meno Berlusconi -, una che vorrebbe convergere su Marchini e un’altra che vorrebbe andare su Meloni, pare proprio vincerà la seconda, per la gioia di Francesco Storace che così si ritira anche lui, «in favore di Giorgia».

È nel giorno del Natale di Roma che Bertolaso partecipa dunque come ai vecchi tempi de L’Aquila all’ufficio di presidenza di Forza Italia, che non di new town ma della sua candidatura deve però discutere. Arrivando a una decisione dopo settimane di tira e molla e una serie di riunioni a palazzo Grazioli, l’ultima – appunto – terminata dopo mezzanotte, quando Francesco Totti aveva già finito da un pezzo di festeggiare i due gol last minute al Torino.

Fino all’ultimo, in realtà, resta in campo anche l’ipotesi di sostenere Marchini, che un po’ ci spera, e infatti mentre è in corso la presidenza diffonde una nota di miele farcita, indirizzata a Berlusconi e Bertolaso: «Guido Bertolaso ha dimostrato nella sua vita di essere un uomo che ha risolto molti problemi. Di lui ho grande rispetto. In tutta questa vicenda Berlusconi eBertolaso hanno dimostrato che anche in politica esiste la correttezza, una cosa che fa onore a entrambi». A spingere però l’opzione Meloni (nonostante il sempre difficile rapporto con la Lega di Salvini, che è già sulla leader di Fratelli d’Italia) è il valore politico che potrebbe assumere un suo arrivo al ballottaggio, magari contro i 5 stelle, al posto di Giachetti. È difficile, ma sarebbe uno sgambetto a Renzi per cui vale la pena maltrattare un po’ il caro Guido.

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