I fatti sono noti. Massimo Inguscio, fisico e presidente da pochi mesi del Cnr,  durante un incontro a Catania ha parlato di una ricerca che in Italia deve andare avanti facendo sinergie, mettere insieme le forze, «senza pensare…a principi etici». «Guai a chi parla dell’etica superiore di tutti perché questo era Robespierre», ha detto tra l’altro. Non si trattava di una riunione tra amici ma dell’incontro intitolato “Il futuro della ricerca. Cnr e Università insieme per l’innovazione”, che si è svolto venerdì 8 aprile 2016, nell’aula magna del Palazzo Centrale dell’Università di Catania. Inguscio era stato invitato dal rettore Giacomo Pignataro. In particolare, le frasi choc riguardavano la collaborazione con l’Iit, l’Istituto italiano di tecnologia che è diventato il protagonista del progetto Human Technopole da realizzarsi a Milano nell’area ex Expo. Un progetto presentato in pompa magna dal presidente del Consiglio Matteo Renzi il 24 febbraio scorso («un progetto petaloso», aveva detto). L’Iit è una fondazione di diritto privato, ricordiamo, fondato dal ministro Tremonti nel 2003 con la legge n.326 con la quale il Ministero dell’Istruzione e il ministero dell’Economia e finanze creavano l’Istituto finanziandolo con 100 milioni per dieci anni. Negli anni ci sono state sull’Iit anche alcune interrogazioni parlamentari (Tocci, Bachelet) e adesso, dopo la presentazione del progetto Human Technopole, che sarà finanziato con 1 miliardo e mezzo di euro nei prossimi dieci anni, sono piovute notevoli critiche – tra gli altri, dalla  scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo e da Giovanni Bignami già presidente dell’Istituto nazionale di Astrofisica.

Inguscio, a proposito dell’Iit a Catania ha detto: «L’Istituto italiano di tecnologia … perché esiste, è una realtà che esiste, che usa i soldi. Li usa come come noi vorremmo usarli anche noi. Cioè non è che uno dice “Vade retro Satana”».
Una settimana dopo, intervistato da Silvia Bencivelli su la Repubblica, Inguscio si è detto «stupito e dispiaciuto» dopo aver visto il frammento di video e quelle frasi catturate da una televisione locale e poi riportate in rete (sul sito di Roars qui).

La cosa ovviamente ha fatto molto rumore.  Soprattutto in ambito accademico. E infatti alcuni docenti hanno scritto una lettera-appello (qui) per chiedere le dimissioni del presidente del Cnr. A firmare l’appello Roberta De Monticelli, Ruggero Pardi e Guido Poli, tutti dell’Università San Raffaele, e per Libertà e giustizia, il presidente Nadia Urbinati (Columbia University, New York), Tomaso Montanari, vicepresidente, (Università di Napoli), Gustavo Zagrebelsky, Università di Torino e Paul Ginsborg (Università di Firenze).
I promotori della lettera – che ha avuto molte altre adesioni (da Salvatore Settis a Stefano Rodotà, da Lorenza Carlassare a Remo Bodei) scrivono: «È una bella risposta a tutti quelli che invocano criteri di trasparenza ed equità nella gestione delle risorse pubbliche». Tra l’altro, oltre a Cattaneo e Bignami, hanno espresso critiche molti altri scienziati come quelli che hanno firmato un altro appello sul progetto Human Technopole (qui).

Non solo. Nella lettera si segnala anche che «Forse non tutti sanno che il neo presidente del Cnr presiede anche la Commissione per l’etica della ricerca». «Ma come è possibile rivestire questo ruolo – si chiedono – e, contemporaneamente, permettersi quei toni allusivi, opachi?».
Dopo aver analizzato altri aspetti delle dichiarazioni del presidente Cnr, si configura, scrivono, «un’incompatibilità assoluta con l’alto ruolo pubblico di Presidente del Cnr e quindi della Commissione per l’etica della ricerca. Chiediamo quindi le dimissioni del professor Inguscio da questa carica, augurandoci che questa richiesta sia condivisa da tutti i ricercatori e i cittadini a cui sta a cuore una vera politica pubblica degli investimenti in conoscenza e ricerca, al fine di promuovere un’autentica ascesa del nostro Paese agli standard di civiltà all’altezza delle altre nazioni libere ed avanzate, nonché del suo glorioso passato scientifico e culturale».

Per leggere e firmare l’appello qui

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