Un certo Stefano Graziano, presidente del Pd della Campania, è stato “pedinato in campagna elettorale mentre incontrava l’uomo del clan dei casalesi clan e intercettato mentre ringraziava dopo le elezioni”. Ora è indagato per “concorso esterno in associazione mafiosa”. Lo scrive stamani il Corriere della Sera. I 5 Stelle denunciano che questo Carneade era un consulente del governo. Palazzo Chigi risponde che il suo incarico non fu rinnovato. Verrebbe voglia di chiedere: nutrivate qualche sospetto e vi siete limitati a non rinnovargli l’incarico, lasciandolo al vertice del fu Pd, ora Partito di Renzi? Ma il problema vero è che la corruzione si sta banalizzando, non c’è affare, non c’è commessa pubblica, che non susciti appetiti e non veda comparire la figura del faccendiere o dell’intermediario, spesso mafioso. È l’effetto combinato della crisi che viviamo e del liberismo che della crisi pretende di essere la soluzione. Dice Roberto Scarpinato in un’intervista al Fatto: “Nella Prima Repubblica lo Stato aveva ancora la potestà monetaria e la corruzione si finanziava gonfiando progressivamente la spesa pubblica e l’inflazione. Ora invece, da quando siamo entrati nell’euro, viene finanziata tagliando i servizi dello Stato sociale. Sessanta o più miliardi di euro all’anno di corruzione, più almeno 120 miliardi di evasione fiscale sono un colpo al cuore del Welfare”. Non se ne esce se la lotta contro la corruzione non diventa la priorità dell’azione di governo. Oggi la priorità è un’altra: non disturbare il manovratore e permettere agli affaristi, buoni o cattivi che siano. di lavorare e lavorando di far crescere il PIL.

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