La Germania non è l’albero della cuccagna. Perciò, niente sussidio agli stranieri senza lavoro, europei inclusi. Berlino intende limitare le prestazioni sociali della legge Hartz IV, lo ha anticipato il ministro del Lavoro Andrea Nahles (Spd). Dopo la Gran Bretagna (che tre anni fa ha escluso i comunitari da alcune prestazioni sociali), anche la Germania si dice pronta a bloccare l’erogazione degli assegni ai non tedeschi. In attesa che il governo di grosse-koalition presenti una proposta di legge, facciamo qualche conto.

Sono 440mila i cittadini dell’Ue che percepiscono aiuti economici in Germania: polacchi (92mila), italiani (71mila), bulgari ( 70mila), rumeni (57mila) e greci (46mila), secondo i dati dell’agenzia federale del lavoro. Per beneficiare dell’indennità di disoccupazione (Arbeitslosengeld I), secondo la legge Hartz IV è necessario essere disoccupati di lunga durata o percepire un salario insufficiente. Quali sono i contributi? € 334 al mese più circa € 300 per l’affitto di un appartamento e un’assicurazione sanitaria. Alle famiglie spettano invece € 337 per ogni adulto e € 219 per ogni figlio, a cui si aggiungono € 550 per l’affitto. Insomma, l’assegno, che viene erogato dalle amministrazioni comunali, può arrivare a superare i 1.500 euro complessivi al mese, nel caso di famiglie numerose.

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È welfare turistico, lamentano Merkel e compagni. Già ad agosto 2014, il governo guidato da Merkel aveva varato alcune misure restrittive: pene più severe per chi commette truffe al fine di ottenere benefici economici con espulsione dal Paese e riduzione del permesso di residenza per cercare lavoro a sei mesi.Dopo quelle restrizioni arriva la sentenza della Corte europea di Lussemburgo sulla legittimità di un’esclusione dei cittadini europei da questi benefici sociali: nel dicembre 2014, i giudici hanno ritenuto legittimo negare il pacchetto di base agli stranieri provenienti da Paesi della Ue.
Eppure della riforma Hartz beneficiano milioni di disoccupati, a marzo 2012 (ultimi dati ufficiali reperibili) ne beneficiavano 6,2 milioni di persone (3,4 milioni di famiglie).

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Peter Hartz e Gerhard Schröder, cancelliere socialdemocratico dal 1998 al 2005


 

Cos’è il Piano Hartz
Voluto dal socialdemocratico Gerhard Schroeder nel 2002 quando il suo governo decise di istituire una commissione per riformare il mercato del lavoro, il Piano Hartz porta il nome di uno dei più stretti collaboratori di Schroeder, l’ex manager della Volkswagen Peter Hartz. Entrato in vigore in quattro tempi, prevede sia strumenti di sussidio di disoccupazione che nuove tipologie flessibili di contratto: part-time, stagionali, tempo determinato, fino ai minijob, contratti atipici a costo zero sul piano fiscale per gli imprenditori e con retribuzioni non superiori ai 480 euro mensili.
Ecco le quattro tappe del pacchetto Hartz:
Hartz I (2003): semplificazione delle procedure di assunzione e introduzione dei “buoni” per la formazione, dei job center (i nostri centri per l’impiego) e di agenzie interinali;
Hartz II (2003): introduzione dei contratti di Minijob, contratti di lavoro precari e meno tassati, e Midijob, contratti atipici che prevedono una retribuzione massima di 400 euro (non soggetti a contribuzione). Viene inoltre previsto il finanziamento di nuove forme di lavoro autonomo per i disoccupati (micro-imprese) e un maggior sostegno per gli over 50;
Hartz III (2004): trasformazione dell’Ufficio Federale del Lavoro in Agenzia Federale per l’Impiego;
Hartz IV (2005): prevede delle misure di inserimento e un sistema di assistenza economica unica al fine di ridurre la disoccupazione di lungo periodo.

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