Alcuni Paesi latinoamericani sembrano attraversare una crisi democratica che mette a rischio diritti civili acquisiti negli ultimi vent’ anni.Che cosa sta accadendo in Paesi come il Messico, il Venezuela l’Argentina?Lo abbiamo chiesto a Luis Sepùlveda, vencitore del Premio Hemingway 2016 ( dal 22  al 26 giugno a Lignano Sabbia d’oro) che , dopo  Encuentro a Parugia, lo scorso maggio, ora lo riporta in Italia.

«In realtà non si tratta di una crisi democratica», spiega  lo scrittore cileno. «Il grande problema è la corruzione politica e il degrado morale di chi è al potere e dei loro complici. Il neoliberismo ha capito che per mantenere il dominio assoluto del “mercato” con questi livelli di sfruttamento serve la complicità dei governanti, di parlamentari e di amministratori corrotti. Il problema è universale. Bisogna smettere di vedere l’America Latina come un continente di scimmie ammaestrate che a volte si comportano bene e altre volte male».

E nel Brasile di Lula e Rousseff, invece?

In Brasile abbiamo assistito ad un tentativo di “colpo di Stato senza armi” di cui è protagonista il Parlamento più corrotto. Lula e Rousseff hanno commesso un grave errore strategico non spiegando da un punto di vista politico, in modo trasparente, passo dopo passo, tutto ciò che stavano facendo, e che cosa ostacolava e chi si opponeva ai grandi cambiamenti che intendevano attuare.

In Messico i giornali non sono liberi e molti giornalisti rischiano la vita o addirittura vengono uccisi. Un mestiere che è diventato impossibile nel Paese dove la polizia spara anche contro chi protesta per la riforma scolastica?

Da quando il narcotraffico si è imposto come un potere assoluto in Messico, la professione di giornalista come voce indipendente, obiettiva, eticamente corretta, è diventata qualcosa di molto pericoloso. E se a questo si aggiunge la complicità del PRI, un narco partito politico, il quadro appare estremamente drammatico.

Può la letteratura contribuire a cambiare questa drammatica situazione?

Che la letteratura di per sé contribuisca a cambiare la realtà è un mito, spetta ai cittadini e alle cittadine; solo loro possono e devono cambiare le cose. La letteratura può aiutare, forse, ma non possiamo dimenticare che uno scrittore è prima di tutto un cittadino e poi uno scrittore.

Dunque, cosa significa per lei essere uno scrittore latinoamericano oggi?

Significa essere un cittadino resistente agli abusi del potere. Per lo meno così la intendo io, ma non sono certo che la maggioranza la pensi allo stesso modo.

Il Cile ha attraversato una stagione democratica, ma la Costituzione è ancora quella di Pinochet, che ne pensa?

Dal 1990 Cile ha sperimentato una sorta di “promessa impossibile di realizzare”. La dittatura e i partiti che negoziarono la transizione lo fecero alle spalle delle aspirazioni e dei desideri della maggior parte dei cileni. Invece di ricostruire i valori democratici hanno preferito conservare il modello economico neoliberale della dittatura e farlo diventare ancora più crudele e perverso. Che la Costituzione vigente sia ancora quella stilata dalla dittatura è la dimostrazione che poche cose sono cambiate. L’ex presidente Patricio Alwyn promise «una democrazia per quanto possibile», «una giustizia per quanto possibile» ma quel « possibile» fu deciso da civili complici della dittatura e dai partiti che hanno governato proprio dal 1990.

Scrivere per i bambini implica una particolare sensibilità oltre ché fantasia. Che cosa le preme trasmettere?

Sì, non è facile scrivere per lettori giovani, è una sfida molto grande. E a me piacciono le sfide. Più grandi sono e più mi stimolano. Non credo al famoso “messaggio”. Scrivo e con le mie storie cerco di condividere valori umani, etici. Dopo Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà pubblicato in Italia da Guanda sta scrivendo un nuovo libro? Sto finendo un nuovo romanzo a cui lavoro da due anni e spero di consegnarlo entro giugno. Non posso dire di più, non racconto mai nulla dei miei libri prima che escano. Ne riparleremo quando sarà in libreria.

(Traduzione di Gabriela Pereyra).

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