Cinque anni fa un commando americano uccideva Osama bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan. Ieri l’account Twitter della Cia ha twittato la dinamica del raid per come è andato. I tweet li vedete in ordine qui sotto e hanno suscitato qualche polemica in rete: inopportuno e un po’ ridicolo (oppure no? i tweet sono stati rilanciati centinaia e migliaia di volte). E il resto?

Ovvio no? Osama bin Laden è vivo e fa il giardiniere nel ranch della famiglia Bush. No, è morto, ma ad ucciderlo sono stati i nordcoreani, che del resto sono i responsabili, assieme alla Cia, del crollo delle torri gemelle. Macché, Osama è al Baghdadi, che gli americani hanno preso e spedito in Iraq ad organizzare il califfato, come del resto ha ammesso molte volte Hillary Clinton (questa la ripetono spesso Trump e Putin).

Ma torniamo a bin Laden che fa il giardiniere da Bush. Se credete a cose così, non continuate a leggere questo articolo. Se invece non vi ricordate come 5 anni fa un gruppo di Navy Seal delle forze speciali americane sono entrate in un compound di Abottabad, in Pakistan, e hanno ucciso l’uomo più ricercato del mondo – che come Abdelsalam se ne stava più o meno dove era probabile trovarlo – allora continuate. Non offriremo la versione ufficiale, ma ripasseremo tutti i dubbi.

La versione ufficiale, per grandi linee è: gli Usa individuano una figura, Ibrahim Saeed Ahmed, che potrebbe essere il corriere che faceva da tramite tra Osama bin Laden e il mondo. Le spie e le tecnologie americane seguono Ibrahim Saeed Ahmed per mesi, ne studiano modalità di comunicazione e spostamenti e sospettano fortemente che il luogo in cui si reca ad Abottabad sia il nascondiglio del capo di al Qaeda. Quindi decidono di andare di persona a verificare – non bombardare per avere prove della morte e, secondariamente, non fare vittime civili. Si va, si uccide, si torna con un elicottero distrutto e lo scalpo. Tre cose importanti: 1. il Pakistan non sapeva nulla – non è “complice” degli Usa e quindi non deve temere più instabilità di quanto già non ne soffra; 2. le informazioni per arrivare a Osama non sono frutto di tortura ma di lavoro di intelligence – quindi i metodi ripudiati da Obama non sono serviti e Bush non può prendersi parte del successo.

Poi c’è la versione di Seymour Hersh, uno dei grandi giornalisti investigativi americani, l’uomo che ha rivelato il massacro di Mai Lai in Vietnam e Abu Ghraib. Secondo Hersh i pakistani sapevano eccome e la rivelazione sulla località dove bin Laden si trovava veniva da un ufficiale dell’ISI (i servizi militari, da sempre amici dei talebani) che proteggevano Osama e sapevano perfettamente dove fosse. La prima parte è la più credibile: Abottabad è una città piena di militari e copertura radar, arrivarci con due elicotteri e perderne uno prima del raid senza che nessuno muovesse un dito suona strano.

Diverse inchieste successiva smontano in larga misura quella di Hersh (un esempio è questa del New York Times) – che è basata fondamentalmente su tre fonti – ma, approfondendo su ciascun tema, lasciano anche diversi dubbi: c’è chi sospetta che il Pakistan sia stato avvisato prima del raid, ma dopo che tutto era stato organizzato, e che abbia scelto di sposare la tesi del “non sapevamo nulla” per timore di reazioni interne. A sua volta il Senate Intelligence Committee guidato dalla senatrice Feinstein ha prodotto un rapporto sull’uso della tortura da parte degli Usa che spiega che l’uso di “tecniche di interrogatorio potenziate” non è servito a trovare nessuna informazione rilevante. Nemmeno nel caso bin Laden – il verdetto è stato violentemente osteggiato dalla Cia.
Infine i file diffusi da Edward Snowden, la gola profonda che ha fatto sapere al mondo del programma di controllo di quasi tutto e tutti da parte della NSA. Qui non si trovano conferme chiare della versione ufficiale e i riferimenti a fatti e personaggi legati alla cattura – ad esempio Ibrahim Saeed Ahmed è citato di striscio, ma si dice che potrebbe avere informazioni sul nascondiglio di Osama. I file di Snowden smentiscono (ma non ha che vedere con le modalità della cattura), che tra i documenti trovati ci fosse materiale decisivo: bin Laden era isolato e lontano dall’Iraq e dai mutamenti impressi da al Zawahiri ai metodi di al Qaeda laggiù.

Difficile alla fine poter dire come è andata. La morte di Osama non ha cambiato la storia se non in America. Nel 2012 Obama non ha vinto per questo, ma quella versione dei fatti (Obama decide da solo per il raid dopo aver riflettuto sulle informazioni) contribuì ad elevarne la statura con una parte di elettorato che non lo ama. E la morte di bin Laden fu una sorta di sospiro di sollievo, fine di un periodo storico orrendo per l’America. Ciascuna di queste versioni non cambia il risultato né getta una luce sinistra sulla vicenda: che il Pakistan sapesse o no cambia le cose allora, non più. Quanto al fatto che gli Usa non abbiano nemmeno cercato di processare bin Laden, beh, lo avevano sempre detto. Non è un granché se confrontiamo la scelta con quel che dovrebbe essere uno Stato di diritto, ma gli anni dopo l’11 settembre sono stati un tale pantano che immaginare una fine diversa da quella del 2 maggio 2011- con tanto di dubbi sulla dinamica – è molto difficile.

Commenti

commenti