Con 240 pagine, rese pubbliche questa mattina, Greenpeace accende i riflettori sul Ttip, (il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti): «Gli Usa vogliono eliminare le regole dell’Unione su ambiente e salute», denuncia l’organizzazione. «Questi documenti trapelati ci consentono uno sguardo senza precedenti sull’ampiezza delle richieste americane, che vogliono che l’Ue abbassi o aggiri le sue tutele dell’ambiente e della salute pubblica nell’ambito del Ttip», ha detto Jorgo Riss, direttore di Greenpeace per l’Unione europea.

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In ballo c’è l’unione delle due economie Usa e Ue. Se il Ttip andasse in porto, si creerebbe la più grande area di libero scambio del pianeta: oltre 800 milioni di persone, più del 46% del Pil mondiale. Dalle carte – visionate da alcuni media come Le Monde, The Guardian, Eunews – emerge il braccio di ferro: per chiudere l’accordo su maggiori importazioni di prodotti agricoli e alimentari americani in Europa, Washington minaccia di bloccare le facilitazioni sulle esportazioni per l’industria automobilistica europea. Gli americani, poi, attaccano il «principio di precauzione» che è alla base della tutela del consumatore europeo e che, al momento, protegge 500 milioni di consumatori dall’ingegneria genetica negli alimenti e dalla carne trattata con ormoni.

«La posizione europea è brutta, ma quella americana è terribile» ha commentato Jorgo Riss: «Si sta spianando la strada a una gara al ribasso negli standard ambientali, della salute e della tutela dei consumatori». Ecco svelato perché i negoziati – in corso da tre anni e giunti al 12esimo incontro – vanno a rilento. Le differenze «inconciliabili», lamentate dai negoziatori, altro non sono che i paletti regolamentari sui temi della salute e della tutela dell’ambiente.

Cena di gala per Merkel e Obama al castello di Charlottenburg

Se Obama, prima di cedere definitivamente lo scettro, si è augurato una rapida firma dell’accordo, non è lo stesso per i candidati alla guida degli Usa. Tutti i candidati, a destra e sinistra, hanno alla fine espresso dubbi e critiche sul Ttip. Ancora peggio in Europa, dove il Trattato è vissuto come un tornado che rischia di spazzare via le norme europee in tema di salute, ambiente, protezione dei consumatori. E, poi, la segretezza nella quale sono avvolti i negoziati e la clausola Isds (Investor-state dispute settlement), quella che permetterebbe alle multinazionali americane di citare presso una corte arbitrale gli Stati europei rei di limitare la loro attività. Tanti dubbi, soprattutto in Europa. Dopo l’avvertimento lanciato alla Gran Bretagna dal Nobel Joseph Stiglitz, e le 250mila persone scese in piazza nei giorni scorsi in Germania, il 7 maggio è la volta di Roma. Un appuntamento immancabile, a questo punto: «La documentazione resa pubblica oggi dimostra quello che da tempo la campagna Stop Ttip denuncia: il Ttip è un attacco generalizzato ai diritti e alla democrazia», ha ribadito Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna Stop Ttip Italia.

 

Ecco alcuni punti segnalati da Greenpeace stessa:

Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e dei consumatori, quattro aspetti sono seriamente preoccupanti:

Tutele ambientali acquisite da tempo sembra siano sparite

Nessuno dei capitoli che abbiamo visto fa alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, OMC) permette agli stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante.

La protezione del clima sarà più difficile con il TTIP

Gli Accordi sul Clima di Parigi chiariscono un punto: dobbiamo mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Ma non c’è alcun riferimento alla protezione del clima nei testi ottenuti.

La fine del principio di precauzione

Il principio di precauzione, inglobato nel Trattato UE, non è menzionato nei capitoli sulla “Cooperazione Regolamentare”, né in nessuno degli altri 12 capitoli ottenuti. D’altra parte, la richiesta USA per un approccio “basato sui rischi” che si propone di gestire le sostanze pericolose piuttosto che evitarle, è evidente in vari capitoli. Questo approccio mina le capacità del legislatore di definire misure preventive, per esempio rispetto a sostanze controverse come le sostanze chimiche note quali interferenti endocrine (c.d. hormone disruptors).

Porte aperte all’ingerenza dell’industria e delle multinazionali

Mentre le proposte contenute nei documenti pubblicati minacciano la protezione dell’ambiente e dei consumatori, il grande business ha quello che vuole. Le grandi aziende ottengono garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi.

Se la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, i documenti mostrano che l’industria ha avuto una voce privilegiata su decisioni importanti. I documenti pubblicati mostrano che l’UE non è stata trasparente rispetto a quanto grande sia stata l’influenza dell’industria. Il rapporto pubblico reso noto di recente dall’UE ha solo un piccolo riferimento al contributo delle imprese, mentre i documenti citano ripetutamente il bisogno di ulteriori consultazioni con le aziende e menzionano in modo esplicito come siano stati raccolti i pareri delle medesime.

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