La notizia è storica: Sadiq Khan, cittadino britannico di origine pakistana, con il 44% batte il candidato conservatore Zac Goldsmith a succedere a Boris Johnson sulla poltrona di sindaco di Londra. I toni eccessivi, le accuse di essere un’estremista, non hanno funzionato. È una vittoria simbolica e importante per il Labour di Jeremy Corbyn che nelle amministrative britanniche ottiene un risultato chiaroscuro.
Il partito del nuovo leader fa malissimo in Scozia, dove trionfa lo Scottish National Party, che è un partito di sinistra. E fa bene in Inghilterra, dove perde molto meno di quanto i sondaggisti si aspettassero. Il risultato scozzese è la ripetizione di quanto capitato alle politiche dello scorso anno, non una sorpresa. E non è un segnale di una fuga di elettori perché il Labour è troppo a sinistra: su alcune questioni – ad esempio il rinnovo del programma dei sommergibili nucleari Trident – lo Snp è d’accordo con Corbyn.
Certo è che con risultati simili a quelli amministrativi il Labour perderebbe le elezioni generali. Ma i risultati suggeriscono anche che un Parlamento eletto sulla base del voto di oggi non avrebbe una maggioranza conservatrice – che invece i tories di Cameron oggi hanno.
I critici di Corbyn si sono precipitati ad attaccarne la leadership e a ripetere il mantra che le elezioni si vincono al centro. Può darsi anche abbiano ragione, ma non è il risultato elettorale di queste ore che dimostra queste teoria. Corbyn è leader da pochi mesi e i risultati di oggi sono meno peggio di quanto chiunque si aspettasse. Il tentativo di referendum sulla sua testa – tentato dagli oppositori di Corbyn – non ha funzionato. E la vittoria, attesa, di Khan, è un buon risultato in termini di rinnovamento dell’immagine del partito – che pure qui e la ha pagato delle sciocchezze fatte dai suoi membri: in un collegio di Liverpool, ad esempio, due consiglieri laburisti hanno perso dopo delle battute ritenute antisemite da parte di Ken Livingstone, ex sindaco di Londra.
Al contempo, Corbyn non può cantare vittoria: la sua leadership non ha dato uno slancio al partito e, se le cose rimarranno come sono, difficilmente il Labour tornerà a Downing Street. Ma per le elezioni generali c’è molto tempo. Il problema die laburisti è quanto e come continueranno a litigare tra loro sulla leadership della persona che gli elettori hanno scelto come loro capo.

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