Sul numero di Left in edicola pubblichiamo un reportage a firma di Marco Omizzolo sulle condizioni di vita dei braccianti sikh impiegati nei campi agricoli della provincia di Latina e sulla loro mobilitazione contro lo sfruttamento da parte di caporali indiani e “padroni” italiani. Qui un’anticipazione per immagini dello sciopero, delle assemblee e delle abitazioni malsane e fatiscenti in cui abitano alcuni lavoratori indiani.

(Foto di Umberto Feola e Marco Omizzolo)

_MG_9583 Un’immagine dello sciopero del 18 aprile scorso: duemila lavoratori indiani in piazza, davanti alla Prefettura di Latina, per chiedere «paghe eque e più umanità». (u.f.)

_MG_9647«Siamo per la pace e non vogliamo creare problemi, ma non siamo più disposti ad abbassare la testa dinnanzi alle prepotenze e violenze di alcuni padroni» dice a Left Gurmukh Singh (a destra), che guida la protesta dei braccianti indiani. (u.f.)


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Dopo lo sciopero i lavoratori hanno continuato a organizzare presidi e assembleee in tutta la provincia, non senza conseguenze: in qualche caso si sono registrate aperture da parte dei datori di lavoro, in altri casi licenziamenti e aggressioni. (u.f.)

IMG-20160328-WA0005Una delle assemblee preparatorie. I lavoratori hanno discusso delle forme e dei contenuti della protesta con il sostegno di Flai Cgil e In Migrazione. (u.f.)

DSC_0756La “contabilità” fai da te di un bracciante del Pontino, che su un quaderno ha annotato le ore effettivamente lavorate, ben superiori a quelle dichiarate ed effettivamente retribuite dal datore di lavoro. (m.o.)

DSC_0754Una delle baracche fatiscenti, senza riscaldamento né acqua calda, in cui vivono i braccianti. (m.o.)

bbbbIl tetto in Eternit – le lastre di amianto sono spesso rotte – sotto il quale vivono alcuni lavoratori indiani. (m.o.)

L’articolo lo trovi sul n. 19 di Left in edicola dal 7 maggio

 

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