La scelta è quella del 15 maggio, quinto anniversario del Movimento 15 de Mayo spagnolo, quello degli Indignados che oggi vede un ritorno all’unità di Podemos e Izquirda unida in vista delle elezioni del 26 giugno: Unidos podemos. Il movimento parigino, nato a marzo contro la Loi travail – la nuova legge di riforma del mercato del lavoro approvata in Francia tra le proteste represse con forza dalla polizia francese – si estende a Marsiglia, Lione, Digione, Rennes, Nantes, Toulouse e fuori dalla Francia. E lancia un appello internazionale: il Global Debout, la giornata di azione globale nelle piazze d’Europa parte da Parigi, per estendere l’appello parigino di Nuit Debout fino a Roma, e in 500 città europee.

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Per seguire le piazze sui social: #GlobalDebout e #WorldDebout

Da Porta del Sol a Place de la République, dove ogni sera da tre mesi giovani e lavoratori, sans papiers e senza casa si riuniscono per dare vita al dissenso al Jobs act alla francese, parlano di contrattazione interna nelle imprese (lo si fa anche in Italia, al tavolo di rinnovo del contratto dei metalmeccanici), di licenziamenti economici, referendum aziendali, flessibilità. Di questo si parla nella piazza francese, dove si susseguono gli sgomberi con sempre maggiore violenza, con lacrimogeni e manganelli. In queste ore, una dura denuncia e condanna delle violenze a Parigi è giunta da Yanis Varoufakis e DiEM25.

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Parigi durante gli scontri del 29 aprile 2016

Nella sua dimensione europea la protesta si incentra sul No all’austerity. «Non c’è alternativa senza Europa, non c’è alternativa in questa Europa», recita l’appello che i parigini hanno lanciato all’Europa, agli studenti e ai lavoratori spagnoli, italiani, inglesi, agli europei che sono nella medesima condizione: «sono il 99% delle persone oppresse dall’arroganza e dalla violenza dell’1% che rapina, affama, distrugge, specula, confina, respinge, sfrutta le vite, i corpi, i desideri di tutti noi». La convocazione alla mobilitazione per il 15 maggio, invita a occupare le strade e le piazze, a coalizzarsi, far convergere le lotte. E l’appello viene raccolto anche a Roma, «capitale della corruzione, del malgoverno, della guerra della dittatura dell’austerità in Italia», scrivono gli organizzatori. «Raccogliamo questo appello, noi che abbiamo visto il Jobs Act approvato senza colpo ferire; noi che oggi ci vediamo spiegare che dovremo lavorare fino a 75 anni con stipendi da fame e senza diritti. Raccogliamo questo appello alla mobilitazione contro il governo Renzi e contro tutti i governi corrotti d’Europa, contro il militarismo e la distruzione dell’ambiente, contro l’innalzamento dei muri alle frontiere e contro la precarietà del lavoro. Incontriamo per discutere, per riappropriarci della decisione democratica, per organizzare la lotta». L’appuntamento italiano è oggi, domenica 15 maggio, alle ore 17 al Pantheon.

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