Una primavera agitata per la ricerca italiana, sempre alle prese con poche risorse finanziarie e con la scarsità di personale. Non è servito a tranquillizzare gli animi degli scienziati il Programma nazionale della ricerca presentato alcuni giorni fa dal ministro Giannini. Né fa ben sperare la bozza di decreto applicativo della delega Madia sulla semplificazione degli Enti pubblici di ricerca. Per tutti questi motivi, per fare il punto sullo stato di salute della ricerca italiana e per presentare proposte e mobilitazioni future, oggi e domani si svolge un’assemblea nazionale degli enti pubblici di ricerca (Epr) promossa dalla Flc Cgil presso i laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare di Frascati (Roma). Intanto il 20 maggio è previsto lo sciopero nazionale che riguarda oltre la scuola anche l’università, gli enti pubblici di ricerca, i conservatori e le accademie.

Ormai è giunto il momento, sostiene il sindacato, di invertire il declino. Una certezza questa che ormai viene condivisa sempre di più dal mondo degli scienziati e dei ricercatori. Mai come in questi ultimi mesi si è assistito ad una mobilitazione da parte di chi in passato si era speso soprattutto all’interno dei propri laboratori e delle aule di lezione. Come è accaduto per la petizione Salviamo la ricerca italiana  promossa su Chang.org dal fisico Giorgio Parisi, uno studioso noto a livello internazionale, che in poco tempo ha raggiunto oltre le 70mila firme, portando i ritardi della ricerca pubblica italiana oltre i confini del Paese attraverso riviste come Nature.

Un’altra forte e inedita reazione si è verificata dopo la scelta del governo Renzi di affidare il polo scientifico Human Technopole all’Istituto italiano tecnologico di Genova. Documentata e determinata la critica della scienziata Elena Cattaneo (intervistata sull’ultimo numero di Left), così come quella dell’astrofisico Giovanni Bignami e critiche sulle modalità dell’intervento del governo sono arrivate addirittura dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «È evidente che Human Technopole segna uno scarto rispetto al passato, ora non si può più dire che non ci sono soldi in assoluto», sottolinea Francesco Sinopoli, segretario nazionale Flc Cgil e responsabile per l’Università e la ricerca che oggi introdurrà i lavori dell’assemblea. Un miliardo e mezzo per 10 anni a una fondazione di diritto privato quando i laboratori delle università e degli Epr stentano ad andare avanti, risulta un’asimmetria troppo marcata.

Ma in questo momento cosa stanno rischiando gli enti pubblici di ricerca? «Da una parte c’è la concentrazione delle risorse con una politica unidirezionale e dall’altra c’è la mancanza della costruzione della politica di ricerca che consente di riprodursi. In ballo ci sono ancora assenza di risorse aggiuntive ai fondi ordinari e per il reclutamento. Non è cambiato niente», continua Sinopoli. Il governo Renzi si pone quindi, sulla scia dei governi che l’hanno preceduto. Come scrive Pietro Greco sempre nel numero in edicola di Left «Gli 800 milioni all’anno previsti dal Pnr rappresentano il 3,8% della spesa totale e meno del 10 % della spesa pubblica in ricerca. Poco, appunto». Quindi dov’è l’innovazione tanto sbandierata?
Ad aggravare la situazione degli Epr arriva poi il decreto Madia che peggiora le cose perché contribuisce, sostiene la Cgil, a creare uno stato di «penalizzazione e di confusione, in particolare sull’ordinamento del personale, sul riconoscimento delle professionalità e sulla possibilità di dare risposte per il superamento del precariato». Secondo Sinopoli la delega Madia «introduce lo stesso modello dell’università, con la paralisi totale del reclutamento, è incredibile che lo ripropongano», conclude il segretario Flc. Tra i temi sul tappeto oggi e domani non solo gli aspetti legati all’organizzazione del lavoro e ai contratti ma anche l’impatto economico e sociale che può avere la ricerca nei processi di sviluppo e il fondamentale tema dell’innovazione e della sostenibilità. Da segnalare oggi pomeriggio a partire dalle 15 la tavola rotonda a cui partecipano tra gli altri, Francesco Sylos Labini, Giorgio Parisi, Pietro Greco, Antonio Bonatesta (Adi), Cesare Pozzi (Luiss). Domani è la volta dei politici: i senatori Walter Tocci, Fabrizio Bocchino, Rosa Maria De Giorgi, ma anche Giorgio Alleva, presidente dell’Istat e  Paola Nicastro, direttore generale dell’Isfol.

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