La decisione ha del clamoroso. Il Consiglio di Stato ha messo nuovamente in corsa Stefano Fassina per le amministrative del 5 giugno. A Roma si troverà sulla scheda elettorale il simbolo di “Sinistra per Roma – Fassina Sindaco” e forse anche la lista civica collegata all’ex dem, su cui il Consiglio di Stato si esprimerà giovedì 19.

Ribaltato dunque il verdetto del Tar, Sinistra Italiana tira un doppio respiro di sollievo. Primo: ha di nuovo il suo candidato – peraltro unitario, come a Napoli, Torino e Bologna, e a differenza di Milano; secondo: può mettere da parte, almeno fino al 19 giugno, data del ballottaggio, le polemiche interne che già rinfocolavano in attesa della pronuncia di secondo grado del giudice amministrativo.

L’origine delle polemiche Left l’ha sviscerata più volte, e al tema sarà dedicato ampio spazio sul numero in edicola da sabato 21. Al di là della scadenza elettorale, è necessario infatti mantenere i riflettori accesi sul progetto unitario di Sinistra Italiana, che ha due gruppi parlamentari ma che in queste ore ha visto mettere in forse il suo stesso congresso fondativo, previsto per dicembre. Tra diverse visioni sull’Europa, diversi gradi di fede nella moneta unica e diversi modelli di sviluppo preferiti, il tema più divisivo rimane sempre il rapporto con il Pd.

Anche questa volta non è stato diverso. E se fino a 5 giugno saranno tutti impegnati nella caccia delle preferenze, è probabile che la ferita si riaprirà già per il 19, quando ci sarà da fare una scelta per il ballottaggio. Roberto Giachetti, per la prima volta in maniera così esplicita, già immagina un centrosinistra unito al secondo turno, anche se ha detto di non voler prendere in considerazione apparentamenti. Per molti dentro Sinistra Italiana – Fassina compreso – non è così scontato. Anzi. «Roma torna Roma», dice Fassina, «per Giachetti vuol dire tornare al Modello Roma di Veltroni. Per noi però è quel modello, e non solo Alemanno, ad aver aperto tante ferite nella città, a cominciare dall’urbanistica».

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