Chi di impeachment ferisce di impeachment perisce. Michel Temer, presidente ad interim dopo (e grazie) al processo di impeachment aperto contro Dilma Rousseff e alla sua sospensione di 180 giorni, è in attesa che la Corte suprema fissi la data per la discussione del suo impeachment. Tra lui e la sua agognata carica di 40esimo presidente del Brasile si è messo di mezzo l’avvocato Mariel Marley Marra. La Corte suprema brasiliana, infatti, ha dichiarato ammissibile la richiesta presentata dal legale dopo che si era visto archiviare un’analoga richiesta dall’ex presidente della Camera Eduardo Cunha, sospeso a sua volta dalle funzioni, compagno di partito di Temer e suo alleato contro Rousseff.

L’ACCUSATORE
«Sono convinto che Dilma e Temer (quest’ultimo in quanto vicepresidente, ndr) debbano essere processati insieme, visto che hanno firmato gli stessi decreti contrari alla legge di bilancio federale. È questo è un reato», ha detto l’avvocato Marra, 36 anni, di origini italiane, che non può certo essere accusato di legami con il Partito dei lavoratori di Roussef e Lula. L’avvocato Marra, infatti, lo scorso marzo ha presentato anche un ricorso contro la nomina a ministro di Lula. Ora Temer si difende. Anche se da vicepresidente, nell’esercizio delle funzioni sostitutive del presidente, era responsabile degli atti che firmava.

CHI È TEMER
Ma chi è Michel Temer? Scrive poesie, ha anche scritto un libro, Anonima intimità, ma qualcuno in passato lo ha definito «un maggiordomo da villa degli orrori». Avvocato e docente di Diritto pubblico, è nato 75 anni fa a Tietê ed è il più giovane di otto fratelli, figlio di immigrati libanesi maroniti che lasciano la loro terra negli anni Venti. Pur essendo ancora in vita, si è già visto intestare una strada, non in Brasile ma in Libano, a Btaaboura, 400 anime a 70 Km da Beirut, la strada principale si chiama proprio «via Michel Temer, vice-presidente del Brasile». Secondo Wikipedia Michel Temer, è un massone. Secondo Exateus, è un satanista. Stando ai cablogrammi di Wikileaks relativi al 2006, nel suo ruolo di presidente del Partido do movimento democratico brasileiro (Pmdb), Temer ha agito da informatore dell’intelligence Usa.

UN GOVERNO DI INDAGATI
Il suo ultimo e nuovo governo conta sette ministri indagati in Lava-Jato e annuncia una netta svolta a destra, con fondi all’industria e privatizzazioni. Per il deputato Maria do Rosario, Temer rinuncerà alla partnership con i Paesi del Brics. È in rapporti di lavoro con Mario Garnero (definito da Jacob Rothschild «il quarto figlio dei Rothschild»), è amato da Wall Street (da quando si profila il cambio di leadership il valore della moneta brasiliana è aumentato). Il suo ministro della Finanza è Henrique Meirelles, che è stato membro del board della Lloyd’s of London, che ha il suo quartiere nella City of London dei Rothschild ed è stato advisor della Harvard University controllata dai Rockefeller del Mit (controllato dalla Cia). Ha indicato come nuovo governatore della banca centrale l’economista di origini israeliane Ilan Goldfajn, esperto di politiche monetarie con incarichi al Fondo monetario e alla Banca mondiale, già direttore al tempo di Arminio Fraga.

I GUAI GIUDIZIARI
Aspetto impeccabile e aria pacata, Temer ha anche qualche guaio finanziario: è coinvolto nello scandalo di tangenti della Petrobras, anche se non è indagato; il suo nome è citato 21 volte nell’inchiesta “Operaçao Castelo de Areja” (Castello di Sabbia) sulla corruzione all’interno dell’Impresa di costruzioni Camargo Correa.  Temer nega da sempre ogni suo coinvolgimento; infine, c’è l’inchiesta “Caixa de Pandora” (Vaso di Pandora), dove il presidente ad interim è indicato come tra i possibili beneficiari di una presunta tangente fissa mensile destinata ad alcuni deputati.

DA ALLEATO A NEMICO DI DILMA
Dopo una parentesi di militanza studentesca all’Università Cattolica di São Paulo, dove si è laureto, si ritira non appena la sinistra prende il sopravvento nell’ateneo. Nel 1974 entra nel Pmdb, ne diventa leader nel 2001 e nove anni fa si allea con il Pt per la prima elezione di Rousseff. Tre volte presidente della Camera dei deputati (nel 1997, 1999 e 2009), il 17 dicembre 2010 rinuncia alla carica per assumere l’incarico di vicepresidente federale nel governo di Dilma. Dopo i primi anni di calma, l’anno scorso arriva la burrasca, Temer scrive una lettera a Dilma – pubblicata su tutti i media nazionali – in cui la accusa di considerare lui come «un vicepresidente decorativo» e il suo partito come «accessorio, secondario». E aggiunge: «Sono stato trattato con assoluta mancanza di fiducia». Più d’uno in Brasile – e non solo – può giurare che sia partito proprio da lui la crociata per inchiodare Dilma. Poi, un mese fa, una registrazione di 14 minuti smaschera Temer mentre si allena a pronunciare il suo discorso di insediamento.

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