«Arrivato ad Evzoni, paese prima di Idomeni, appare tutto molto tranquillo», racconta il fotografo Simone Mizzotti appena messo piede in Grecia «attorno solo campagna, campi coltivati e agricoltori che lavorano la terra. Imbocco la strada per Idomeni, verso il confine con la Macedonia, e subito si apre uno scenario surreale. Sulla sinistra alla stazione dell’Hara Hotel si vedono decine e decine di tende ammassate sotto il distributore di benzina, e tutte intorno nei campi. Questa è una delle aree di servizio occupate dai migranti».

© Simone Mizzotti per Fondazione Fotografia di Modena - stazione di servizio Eko (Eko petrol station) a Polikastro

© Simone Mizzotti per Fondazione Fotografia di Modena – stazione di servizio Eko (Eko petrol station) a Polikastro

«Proseguo e arrivo al campo di Idomeni, tassinari attendono che qualcuno chieda loro di portarli chissà dove, cercando di speculare sulla disperazione e sulla speranza. Parcheggio e mi incammino attraverso il campo profughi. La strada conduce verso la ferrovia, sia a destra che a sinistra ci sono tende, alcune piccole altre grandi che ospitano famiglie più numerose.
Arrivato alla ferrovia si apre uno scenario apocalittico, di nuovo un mare di tende, sono ovunque sui binari. Fuochi accesi per farsi da mangiare e fumo, anche quello ovunque. Imbocco i binari, cerco di non guardare le persone, è una cosa che mi viene spontante un po’ per istinto un po’ per rispetto. Eppure è impossibile non notare le pessime condizioni di vita.

«Arrivato alla ferrovia si apre uno scenario apocalittico, di nuovo un mare di tende, sono ovunque sui binari. Fuochi accesi per farsi da mangiare e fumo, anche quello ovunque».

Dopo una lunga camminata e dopo aver ripreso fiato, inizio a fotografare ma con molta fatica. Ritorno sui binari della ferrovia e incontro una famiglia che mi invita a sedermi con loro e bere un bicchiere di tè. Accetto e mi siedo, mi parlano in arabo cercando di farsi capire, e ci riescono, vogliono solo un tetto e un materasso per far dormire i loro figli. Fumiamo una sigaretta e dopo due sorrisi gli scatto una polaroid, gliela regalo e mi ringraziano sorridenti, ci salutiamo e me ne vado. decido di rientrare in Hotel, come primo giorno può bastare. me ne vado con meno peso sullo stomaco e con un bel sorriso in più.
I giorni successivi sono più distesi, ma ogni mattina rientrando al campo sento sempre il peso di questa situazione assurda e incomprensibile».

Francesco Mammarella

Francesco Mammarella per Fondazione Fotografia Modena

Un’altra testimonianza diretta viene da Francesco Mammarella: «Oggi abbiamo visitato il centro di accoglienza dei rifugiati di Leros, che ospita circa cento persone, molte delle quali sono bambini ed adolescenti. Avremmo potuto scattare centinaia di fotografie emozionanti, ma non ne abbiamo realizzato neppure una. Abbiamo preferito fare qualcosa per loro: cinque intense ore di gioco, tra cui una combattutissima partita a calcio tra i team Siria-Iraq-Afghanistan-Italia contro Siria-Iraq-Pakistan finita, forse, con la vittoria di quest’ultima».

 

«Avremmo potuto scattare centinaia di fotografie emozionanti, ma non ne abbiamo realizzato neppure una. Abbiamo preferito fare qualcosa per loro: cinque intense ore di gioco».

© Simone Mizzotti per Fondazione Fotografia di Modena. Nella foto dei clown fanno giocare i bambini nella stazione di Idomeni.

© Simone Mizzotti per Fondazione Fotografia di Modena

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