Grande preparazione e una «oratoria stringata ed efficace», così Patrizia Gabrielli nel libro Il primo voto, elettrici ed elette, appena uscito per Castelvecchi, racconta le 556 componenti della Assemblea costituente. Erano le prime presentanti elette dal suffragio popolare. «Laureate o lavoratrici, tutte avevano cooperato con slancio al movimento femminile, alla resistenza e alla lotta clandestina, e arrivarono in Parlamento con una esperienza dei problemi sociali che renderà particolarmente interessante la loro attività alla Costituente».

Interessante è anche l’indagine che l’autrice offre sulla quantità di pregiudizi che ancora pesavano addosso alle donne, guardate con diffidenza ai seggi, ma anche in Aula. Nei dirigenti dei partiti cattolici e conservatori ( e non solo) c’era la radicata idea che l’elettorato femminile avrebbe portato alla distruzione della famiglia e al rovesciamento dei ruoli, che avrebbe messo a soqquadro «l’ordine sociale» e della morale. Cartina di tornasole ne era già stata “la svista” per cui in un primo momento per le donne era stato ipotizzato solo il voto attivo e non quello passivo per essere elette.

Nelle liste elettorali, ricorda Gabrielli, figuravano 226 candidate, «il Partito comunista italiano ne presentò 68, la Democrazia cristiana 29, il Partito socialista italiano 16, il Partito d’azione 14, l’Unione democratica nazionale 8, la Concentrazione democratica repubblicana 8, l’Uomo qualunque 7, altre nelle liste minori. Ne furono elette ventuno. Percentuale non alta constatarono con un po’ di amarezza le dirigenti politiche di allora. Eppure , ricorda la scrittrice Dacia Maraini furono proprio quelle donne a cambiare il volto de Paese, aprendolo alla modernità, allo sviluppo, nei più svariati settori.

«Ricordiamoci che la storia la raccontano sempre i vincitori. Ed è quella che rimane a testimonianza del passato. Vogliamo farci anche noi narratrici della nostra storia, per ricordare che oltre ai molti coraggiosi e valenti uomini italiani, ci sono state tante donne che hanno contribuito profondamente ai migliori cambiamenti del nostro Paese?» con questa domanda, che è anche una esortazione Maraini apre La Repubblica delle donne (Il Mulino), un volume a più mani, in cui sono tratteggiati quattordici profili di donne eccellenti, da Camilla Ravera, a Teresa Noce e Lina Merlin, passando per le donne della resistenza, Tina Anselmi, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Marisa Ombra, Ada Gobetti, ma anche ricordando scrittrici come Alba de Céspedes, Fausta Cialente, Renata Viganò e l’attrice come Anna Magnani, la famosa sarta Biki, e la leggendaria Dama Bianca compagna di Fausto Coppi. Tante le storie affascinanti  e che meritano di essere più conosciute come quella di Giuliana Saladino, coraggiosa giornalista e scrittrice palermitana che, negli annidifficili del dopoguerra, ha contribuito alla ricostruzione della Sicilia. Mentre di storie più conosciute come quella di Camilla Ravera  della quale si tende di solito a ricordare solo la parte più “glamour” della sua vicenda di giornalista e scrittrice,  qui vengono ricordati i suoi cinque anni di carcere per aver partecipato alla Resistenza, con lunghi periodi di totale isolamento, quando poi fu trasferita al confino con Terracini e quando criticò aspramente nel 1939 il patto di non aggressione Russia-Germania, venendo così espulsa dal partito.
«Questo libro  – racconta Maraini  – è nato per festeggiare i settant’anni dalla nascita della Repubblica Italiana sancita dal referendum del 2 giugno 1946, giorno in cui le italiane hanno esercitato per la prima volta il diritto di voto e per la prima volta hanno ottenuto il diritto di rappresentanza. Ma anche e soprattutto per cominciare ascrivere la storia della Repubblica anche da un punto di vista femminile».

Per festeggiare i 70 anni della Reppublica che coincidono con i 70 anni di vita dell’Udi, la gloriosa associazione di donne  (che è andata a congresso l’8 maggio) pubblica un volume in cui si ricordano le conquiste di allora con contributi di Lidia Menapace  e riprendendo pagine di Marisa Ombra e di altre partigiane. Senza fermarsi  solo al passato . L’obiettivo è anche cercare di tracciare un quadro di qanto è cambiato per le donne italiane nel frattempo. E ciò che emerge, purtroppo, non è entusiasmante.  La ricerca dell’Udi  prende in esame il lavoro,  i tassi di integrazione e i casi di femminicidio.

«Dalle donne partigiane alla generazione 2.0, i dati indicano ancora oggi mancanza di attenzione e disparità sociale». Nel lavoro ancora moltissime sono le disparità di genere. Anche  nel trattamento pensionistico: le donne, infatti, sono la maggioranza dei pensionati (53%) ma assorbono solo il 44% dei 275.079 milioni di euro di spesa.  In cauda venenum : La violenza sulle donne è una piaga sociale enorme. Sono quasi 7 milioni le vittime che in Italia hanno subìto qualche forma di abuso nel corso della propria vita. Secondo i dati dell’Istat, ricorda  la ricerca dell’Usi,  sono 6 milioni e 788mila le donne che hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni.

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