Dall’Eros dormiente di Caravaggio ai disegni di Sharazade, una bambina del campo di Idomeni. L’arte al posto degli sbarchi di migranti disperati o, peggio, delle vittime delle stragi in mare scandite da quello che è diventato ormai un vero bollettino di guerra. Di fronte al quale spesso, troppo spesso, gli Stati europei rimangono inerti, se non complici nelle loro assenze. Non è certo rimasta inerte in tutti questi anni Lampedusa, l’isola dell’accoglienza, dell’ospitaltà, la prima terra che i barconi incontrano sulla loro rotta dall’Africa. La porta d’Europa. Ecco, oggi, per una volta Lampedusa è al centro dell’attenzione grazie a una “buona” notizia. Nell’isola fino al 3 ottobre è allestita la mostra “Verso il Museo della fiducia e del dialogo per il Mediterraneo” promossa dal Comune di Lampedusa e Linosa, dal Comitato 3 Ottobre, dall’Associazione First Social Life e dalla Rai.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella a Lampedusa per inaugurare il Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo, 3 giugno 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE/ FRANCESCO AMMENDOLA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella a Lampedusa per inaugurare il Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo. /Francesco Ammendola – Ansa

Nella luce abbagliante dell’isola, dentro l’edificio dalle bandiere rosso sgargiante sul tetto, al centro del paese che si affaccia sul porto testimone costante degli sbarchi, oggi si è tenuta l’inaugurazione alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il quale è stato accolto da un personaggio diventato famoso: il piccolo Samuele, protagonista insieme al generoso medico dell’isola Pietro Bartolo, di Fuocammare, film di Gianfranco Rosi Orso d’oro a Berlino (qui).
L’arte e il dramma delle migrazioni, questo il filo della mostra. Ogni opera ha un suo contenuto, un senso profondo che testimonia il legame con l’oggi. Un Caravaggio, ma anche tre opere provenienti del Museo del Bardo di Tunisi, oggetto di un terribile attentato jihadista nel 2015.

«La cultura è un’arma per combattere l’estremismo, il fanatismo», ha detto Moncef Ben Boussa, direttore del museo di Tunisi, a Lampedusa per partecipare all’inaugurazione. Una di queste opere, ha aggiunto, «ha viaggiato molto e non si sa se questo è un punto di partenza o di arrivo». Dopo un viaggio, perché trafugata negli Stati Uniti, è anche la testa di Ade. E protagonista di un viaggio è anche l’opera di Caravaggio, l’Eros dormiente, l’amorino, il bambino dal corpo rilassato e dal volto dolce e sognante. C’è chi l’ha collegato all’immagine di Aylan, il piccolo siriano di 3 anni morto sulle coste turche a settembre 2015. Un’immagine, quella, che ha avuto una eco mondiale, che ha scardinato, per un po’ di tempo – troppo breve – pregiudizi e ignoranza.

È il direttore degli Uffizi Eike Schmidt a spiegare la presenza dell’opera di Caravaggio, conservata nella Galleria Palatina e dipinta tra il 1608 e il 1609 nella vicina isola di Malta dove Caravaggio era arrivato, per così dire, come un rifugiato. «Rappresenta un messaggio positivo di speranza, di solidarietà. Raffigura il piccolo Eros, il piccolo amore addormentato che bisogna svegliare in tutti noi per dare una mano a chi ha bisogno, a chi ha bisogno vitale per sopravvivere, e che dobbiamo aiutare tutti insieme», ha detto il direttore. Figurano poi altre opere dai Musei Correr di Venezia e dal Mucem di Marsiglia: mappe, libri antichi, reperti dal Mediterraneo. Ma c’è anche il Mediterraneo di oggi, e le sue coste martoriate tra migranti e popoli in cerca di libertà. Nella mostra figura infatti anche l’ultimo libro letto da Giulio Regeni, il Siddartha di Herman Hesse e un origami a forma di cuore con la scritta in arabo di “Verità per Giulio”: lo ha inviato dal carcere Ahmed Abdallah, l’attivista egiziano consulente della famiglia del giovane ricercatore italiano morto mentre era nelle mani delle forze dell’ordine egiziane e sulla cui sorte permane ancora un enorme cono d’ombra.

sharazade-1E poi ci sono i disegni di Sharazade, la bambina che viveva nel campo di Idomeni, raccolti e fatti mostrati da Gazebo, la trasmissione di Diego Bianchi su Rai Tre. Ci sono anche le storie dei rifugiati come Adal, che ha disegnato per la Rai le torture inflitte a migliaia di ragazzi come lui dal regime eritreo e diventate prova nella relazione di condanna delle Nazioni Unite. E poi le testimonianze dirette da Lampedusa: gli oggetti personali di 52 persone morte soffocate nella stiva di un barcone. Uno dei tanti, come quelli che si possono vedere a poche centinaia di metri dal Museo, là sotto, vicino al campo di calcio. Infine, il docufilm di Gianfranco Rosi Fuocoammare: verrà proiettato a Lampedusa nell’ambito del Prix Italia, manifestazione che la Rai ha spostato qui dal 29 settembre al 2 ottobre.

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Ancora una volta, la porta d’Europa, come spesso ha detto il sindaco Giusi Nicolini, non ci sta a diventare un cimitero, ma lancia un messaggio a tutto il continente, che non deve rimanere passivo e sordo. Del resto, sulla scogliera vicino al porto, c’è un’opera di Mimmo Paladino (qui sopra) che parla da sola. Un’enorme porta. Aperta.

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