Ci risiamo. Dopo i cento morti di ieri in Libia, affogati dopo che la loro barca si è ribaltata non lontano dalle coste nei pressi di Zuwara, oggi è la volta delle isole greche. Una vasta operazione di soccorso ha raccolto circa 340 persone in mare e quattro cadaveri, ma l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, ha diffuso un comunicato nel quale si legge che i migranti a bordo della nave naufragata erano 700. Se la notizia verrà confermata e non si troveranno altri superstiti, i morti sarebbero quindi centinaia.
La guardia costiera ha raccontato che la barca di 25 metri era per metà sommersa dalle acque e che non è chiaro da dove venisse o dove fosse diretta. Alcune fonti dicono fosse partita dall’Egitto – la barca è naufragata in acque territoriali egiziane, ma più vicino all’isola greca –  e fosse diretta in Italia. Qualunque sia il numero dei morti, queste sono le prime persone a morire in acque greche dopo la firma dell’accordo tra Unione europea e Turchia.

l fatto che la barca sia stata individuata nei pressi di Creta, molto più a Sud rispetto alle isole dove normalmente avvenivano gli sbarchi dalla Turchia, segnala due possibilità: la barca è effettivamente partita dall’Egitto perché le rotte stanno cambiando in funzione dell’accordo; oppure gli scafisti turchi stanno cercando nuove strade e dalle coste della Turchia affrontano un viaggio molto più lungo verso l’Italia. In ogni caso più rischi per i migranti e rifugiati, che devono in entrambe le opzioni, affrontare più miglia di mare. Il portavoce dell’Oim, Joel Millman ha detto che negli ultimi giorni gli sbarchi segnalano che Creta è una nuova destinazione e che molti tra coloro approdati sull’isola dicono di essere partiti dalla Turchia. Un segnale in più.

La mappa degli sbarchi aggiornata dall’Oim con, in rosso, il numero dei morti

A proposito di Turchia, Amnesty International ha diffuso un documento nel quale si chiede all’Europa di denunciare l’accordo con le autorità di Ankara perché non garantisce il rispetto delle convenzioni internazionali in quanto alle persone non viene accordato lo status di rifugiato e non vengono garantiti in nessun modo aiuti materiali. E sempre parlando di Turchia, Medici Senza Frontiere lancia un appello per le persone intrappolate ad Azaz, tra il Califfato e il confine turco, mentre la guerra contro l’Isis si avvicina. Sono in 100mila e non hanno vie di fuga se Ankara non aprirà le frontiere.

 

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