A Ostia il mare c’è ma non si vede. Dal porto turistico fino a Capocotta, i diciotto chilometri lungo i quali si sviluppa il litorale contano ben 71 tra stabilimenti e spiagge libere o attrezzate. Il problema però nasce nel cuore di Ostia, tra il pontile e piazzale Cristoforo Colombo: quattro chilometri disseminati di abusi edilizi e spiagge a pagamento su otto totali di per sé problematici. Lo chiamano il Lungomuro: un mare di cemento e artefatti di varia natura che delimita i feudi del “potere balneare” costruito a suon di cabine innalzate, mura di cinta e, se va bene. cespugli e alberi che impediscono di vedere la spiaggia.

Nel X municipio di Roma, quello commissariato per la pervasività del crimine organizzato, chi combatte per la legalità è ripagato con minacce di morte: cuore e fegato di animale sull’uscio di casa. È successo all’esponente dei Verdi Angelo Bonelli: «Sabato 28 maggio alle 3,20 di notte suona il citofono di casa: “Ammerda c’è un pacco pe’ tè”. Affacciandomi ho visto uno scooter andare via. Davanti alla porta di casa, al quarto piano, ho trovato un pacco e un biglietto: “Perché il prossimo sarà il tuo?”», ci racconta Bonelli, che nelle scorse settimane ha presentato un esposto alla Procura di Roma e ha scritto al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti per chiedere il loro intervento contro la costruzione in corso d’opera del resort Capitol, in piena area protetta a Castel Fusano. E soprattutto ha fatto molte denunce contro la “spiaggiopoli” di Ostia.

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Per troppi anni nessuno è stato capace di fermare gli abusi edilizi commessi da alcuni beneficiari delle concessioni demaniali. Lo scorso anno l’amministrazione capitolina di Ignazio Marino, provò a intervenire calando l’asso: Alfonso Sabella. Il magistrato, dopo aver cercato un accordo con i gestori degli stabilimenti, era pronto ad azionare le ruspe non solo a Castelporziano, dove è intervenuto per sanare gli abusi, ma anche nel cuore di Ostia. Oggi, decaduta la giunta Marino, la patata bollente è passata in mano a un altro pezzo delle istituzioni, il prefetto Domenico Vulpiani che da mesi cerca una sintesi pacifica con i gestori degli stabilimenti. Metodi diversi ma un obiettivo comune. Ad oggi però, dei dodici varchi di pubblico accesso alla battigia voluti dalla giunta Marino, soltanto due sono stati aperti: in uno il cartello di segnalazione è privo del logo comunale e la passerella di accesso è rotta, l’altro è senza insegna, stretto, raffazzonato e la sera simile ad un orinatoio.

«Ci sono volute tre ordinanze del Consiglio di Stato per stabilire l’accesso libero e gratuito al mare anche per i cittadini romani, la legittimità dei varchi e l’obbligo dei gestori degli stabilimenti di far passare chiunque a qualunque ora», racconta Sabella a Left. A Ostia Lido, ovvero tra il pontile e via Cristoforo Colombo, «la presenza del Lungomuro impedisce ai cittadini di accedere al mare senza dover pagare: possono farlo quasi esclusivamente attraverso gli stabilimenti e quasi per gentile concessione. Di conseguenza i varchi a mare servono a ben poco, perché i padroni degli stabilimenti sono attentissimi a far rispettare una sola norma di legge: quella che prescrive che la fascia di cinque metri della battigia deve essere lasciata libera da persone e cose per consentire l’accesso dei mezzi di salvataggio. Per cui, anche riuscendo ad accedere alla spiaggia, le persone possono solo fare il bagno e andar via, senza poter sostare o appoggiare un asciugamano». Sabella aveva avviato una trattativa con i gestori degli stabilimenti per arrivare ad un abbattimento condiviso del Lungomuro, ma «l’accordo è stato violato da parte loro un quarto d’ora dopo con il sostegno dalla stampa locale e di due soggetti politici presenti sul territorio, Casapound e il Movimento cinque stelle». Per non compromettere la stagione balneare Sabella decise quindi di far passare l’estate: «A ottobre ero pronto a intervenire con la forza e fare la guerra perché decadessero le concessioni di chi aveva violato la legge. Avevo promesso ai romani che nel 2016 non avrebbero avuto il Lungomuro, ma non sono stato in grado di farlo perché, decaduta la giunta, si è conclusa anche la mia esperienza. Il resto è spiegato nel libro Capitale infetta».

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Con l’estate alle porte i cittadini sono esausti. «Da anni siamo in una situazione di illegalità a cielo aperto. Vogliamo una soluzione», dice il vicepresidente dell’Unione dei comitati di Ostia, Ciro Orsi. Oggi con la nuova amministrazione guidata dal prefetto Vulpiani il problema è monitorato e sono stati fatti dei sequestri in alcuni stabilimenti non a norma, ma la strada è ancora impervia. «A Castelporziano e Capocotta c’erano alcuni abusi che si stanno mettendo a posto e laddove le concessioni degli stabilimenti sono scadute, il nuovo bando per l’assegnazione delle spiagge verrà fatto quando saranno risanati gli illeciti», spiega a Left Vulpiani. Per quanto riguarda il Lungomuro «abbiamo cercato un punto di incontro con i balneari, che invece hanno allungato i tempi per arrivare all’apertura della stagione estiva. Di mezzo ci sono molti contenziosi aperti dai gestori degli stabilimenti, legittimi, ma finalizzati a prender tempo e a far valere i propri interessi. Con l’estate alle porte, chi non si adegua a mettersi in regola sarà soggetto a controlli ed eventualmente a sanzioni amministrative. Agiremo sempre cercando di dare meno disagi possibile agli utenti, ma facendo rispettare le regole ed eliminando gli abusi». Se non dovesse bastare, conclude il prefetto commissario, «come estrema ratio l’esercito è pronto ad intervenire e demolire laddove è necessario. Certo, questo comporterebbe disagi e grosse spese per i contribuenti». Ma il lungomare “privato” rappresenta un disagio e un costo altrettanto grande per la collettività.

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