«C’è voglia di contaminazione», dice nell’intervista sul prossimo numero di Left Emilio D’Itri, direttore artistico per l’edizione 2016 di Fotoleggendo e presidente di Officine Fotografiche, che da sempre organizza la kermesse a Roma. La 13esima edizione del Festival di Fotografia, dal 10 giugno sarà itinerante, aperta ad altre forme d’arte e in connessione con la street art capitolina e non solo. Nei tre giorni di inaugurazione, oltre all’apertura delle mostre, si terranno incontri, presentazioni di libri, proiezioni, premiazioni ed eventi speciali. Gli spazi che accoglieranno le mostre fotografiche e le opere di street art sono Officine Fotografiche, Circolo degli Illuminati, Loft, Rashomon Club.

© Andrea Campesi, Rome a Room

© Andrea Campesi, Rome a Room

#1415 Iran

#1415 Iran

© Miki Nitadori, Odyssey

© Miki Nitadori, Odyssey

© Andrea Roversi, Dauðalogn

© Andrea Roversi, Dauðalogn

© David Alan Harvey, Tell It Like It Is

© David Alan Harvey,
Tell It Like It Is

Dal 13 giugno (e fino al 2 luglio) il festival si allargherà al resto della città: la stazione ferroviaria di Porta San Paolo, l’adiacente Polo Museale Atac e la rete di gallerie che comprende Isfc, Interzone Galleria, 001, Wsp Photography, Microprisma, Officinenove. In tutta la manifestazione saranno esposti più di 30 lavori fotografici. Altri punti di riferimento per mostre e iniziative saranno l’Istituto di istruzione Superiore Statale Cine tv Roberto Rossellini, il Dams Roma Tre.

«Per questa edizione sono partito da un concetto:» – Spiega a Left Emilio D’Itri – “Dall’immagine su negativo all’immagine su file di oggi cosa è cambiato? E quale pubblico oggi viene a visitare le mostre fotografiche?». Da qui ha preso il via un percorso insieme alla commissione (Annalisa D’Angelo, Tiziana Faraoni, Lina Pallotta e Marco Pinna, ndr): abbiamo esaminato quello che a nostro parere c’era di nuovo nelle immagini e nel linguaggio, senza tralasciare la storia di FotoLeggendo legata ai grandi racconti. Infine, la connessione con gli artisti di street art: a loro abbiamo chiesto di confrontarsi con un Festival di fotografia».

Monica Di Brigida

 

Questo articolo continua sul numero 23 di Left in edicola dal 4 giugno

 

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