Un ballottaggio con gli stessi candidati del 2011 ma a parti invertite. Questa volta è il sindaco uscente Luigi de Magistris a condurre con il 42,45% dei voti raccolti, contro il 24,04 del candidato di centrodestra Gianni Lettieri. Lo scrutinio del voto per le municipalità potrà offrire ulteriori elementi di valutazione sullo stato di salute di partiti e schieramenti e sulle prospettive del ballottaggio, ma intanto si possono già evidenziare alcuni punti fermi sul voto nel capoluogo partenopeo.

De Magistris raccoglie la maggioranza relativa dei voti senza il sostegno di grandi partiti, ma con le sue civiche assieme alle liste di sinistra che provano a non andare in ordine sparso (sarà interessante il dettaglio dei voti di lista). Gli avversari si affrettano a evidenziare che per la prima volta il sindaco uscente non viene riconfermato al primo turno, ma dall’entourage di de Magistris replicano che questo dato ha diverse spiegazioni: non c’erano truppe cammellate né grandi partiti ma si è trattato, dicono, di un voto libero.

Un voto meno “controllato” sarebbe anche tra le ragioni dell’elevato astensionismo: ieri ha votato il 50,1% degli aventi diritto contro il 60,3 del 2011. Un segnale forte che nessuno dei candidati, tanto meno quelli esclusi dal secondo turno, potrà ignorare. In particolare, una riflessione dovranno farla i 5stelle, con Brambilla fermo al 9,74% – lontano anni luce dal risultato di Virginia Raggi nella Capitale – al termine di una campagna elettorale nata male (gli scontri interni e i tempi lunghi) e condotta forse peggio (troppo sottotono per temi e impostazione di fondo).

Troppo tenero con il sindaco “zapatista” e inutilmente (hanno confermato le urne) accanito contro il Partito democratico di Valeria Valente, o meglio di Matteo Renzi, è stato Brambilla. E non appaiono convintissime le dichiarazioni di soddisfazione giunte dal direttorio, con Roberto Fico che sembra piuttosto buttare la palla in angolo: «Entriamo in Consiglio a testa alta: proporremo e vigileremo ed il prossimo giro l’amministrazione sarà del M5S, ne sono sicuro».

A scardinare i consensi potenziali del Movimento è stata soprattutto una riuscitissima operazione (targata Claudio de Magistris, il criticatissimo e capace fratello del sindaco) di attivazione di energie “civiche”: la lista DeMA nata dall’omonima associazione molto attiva in città nel corso degli ultimi due anni. Non a caso, a guidarla era Alessandra Clemente, assessore uscente alle Politiche giovanili molto attenta ai temi sociali e alla lotta alla camorra (sua mamma è Silvia Ruotolo, uccisa nel 1997 mentre rientrava a casa con il figlioletto più piccolo, finita per caso nel bel mezzo di un agguato).

Ma a leccarsi le ferite, oggi, sono soprattutto i dirigenti locali e nazionali del Partito democratico. La candidatura – e il 21,34% di voti raccolti – di Valeria Valente, area giovani turchi, è frutto di un accordo in virtù del quale il premier segretario si impegnava a darle man forte in cambio del sostegno ai candidati renziani in altri capoluoghi. È finita con i renziani in vantaggio ma senza risultati entusiasmanti altrove, e la Valente – protagonista suo malgrado dei noti episodi che hanno gettato ombre sulle primarie – fuori dal ballottaggio. A nulla sono serviti gli incontri in prefettura (con presidente del Consiglio e prefetto c’era la candidata sindaco del Pd e non il sindaco de Magistris, che ha avuto buon gioco a fare il “Davide contro Golia”) e la chiusura della campagna elettorale con Matteo Renzi in persona.

Ora Gianni Lettieri farà appello alla candidata esclusa e agli elettori del Pd per ottenere l’appoggio al secondo turno. Valente ha già gestito con disinvoltura l’appoggio dei verdiniani di Ala, che però ha fruttato un misero 1,47%. Presto capiremo se la disinvoltura, dalle parti del Partito della Nazione, può arrivare a diventare spregiudicatezza.

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