«La televisione è come una moglie ma la radio è la fidanzatina». Si è presentato così, oggi alla conferenza stampa a Viale Mazzini, Carlo Conti, appena nominato direttore artistico di Radio Rai. Un ruolo che non è solo “onorifico” ma che presuppone, alla luce della nuova riforma Rai, un’assunzione di maggiore responsabilità, anche in merito alle linee editoriali delle varie testate. Con a fianco il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto, Conti non è entrato nel merito di quello che andrà a fare a Radio Rai, ma ha annunciato che in televisione si occuperà solo degli eventi, come il Festival di Sanremo o Miss Italia, i programmi popolari che lo vedono sempre sul palco come presentatore.

È probabile invece una riduzione della sua presenza nelle trasmissioni quotidiane – tra questi Tale e quale show su Rai 1.  Ancora non è chiaro chi lo affiancherà nella nuova conduzione di Radio Rai, così come non si sa se verranno confermati o meno i direttori delle tre testate. Marino Sinibaldi, direttore di Radio Tre, è “in corsa” per diventare assessore alla Cultura a Roma con Roberto Giachetti, ma è tutto rimandato al ballottaggio del 19 giugno.

Il perenne abbronzato conduttore televisivo toscano, nato a Firenze nel 1961, comincia la sua carriera alla fine degli anni 70. È il periodo d’oro delle emittenti private, le radio soprattutto. E Conti infatti lavora a Lady Radio, poi Radio Firenze Nova, e Radio Diffusione Firenze. Tra i suoi collaboratori incontriamo personaggi che in seguito sono diventati molto noti sia nella radio (Marco Baldini, il partner di Fiorello) che a teatro e in televisione come Giorgio Panariello. Con quest’ultimo, suo compagno di scuola, negli anni 80 lavorerà spesso (anche con Leonardo Pieraccioni), non solo in televisioni private che a quei tempi erano molto in auge (come Teleregione Toscana) ma in seguito anche alla televisione con Su le mani e Aria Fresca.

Carlo Conti negli anni è diventato molto popolare anche grazie alla trasmissione di fine pomeriggio L’Eredità, con audience molto alti. Ora il nuovo direttore artistico forse dovrà dire la sua sui palinsensti e questo un po’ preoccupa chi lavora a Radio Rai. Soprattutto c’è chi storce il naso temendo ripercussioni rispetto alla vocazione culturale, per esempio, di una testata come Radio Tre. Vedremo se saranno timori giustificati o una percezione sbagliata del “nuovo che avanza”. Certo è che Carlo Conti, se si guard al suo curriculum, non si può proprio definire “nuovo”.

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