La Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, che sarà valutata dai cittadini britannici nel referendum del prossimo 23 giugno, gode di un buon sostegno a livello europeo. Secondo Showt, una compagnia irlandese che si occupa di comunicazione e media, la maggioranza della popolazione dei Paesi membri è favorevole all’uscita di Londra dalla Ue. Il sondaggio è avvenuto online, e non ha valore statistico. Ma si basa comunque su grandi numeri, e per questo può essere considerato realistico. Così, pur non potendo votare, la cittadinanza europea ha potuto esprimersi sulla spinosa questione che deciderà le sorti del vecchio continente e del mondo intero.

Il sondaggio di Showt

Il sondaggio di Showt

Innanzitutto in alcuni paesi il fronte del «sì» è schiacciante: tra questi vi sono Grecia (77%), Slovenia (76%), Croazia (71%), Polonia (64%) e Austria (64%). Anche Germania e Francia, i due paesi più popolosi e più potenti in termini di Pil dell’Ue sposano le tesi degli euroscettici inglesi, con rispettivamente il 55% e il 57% di favorevoli all’uscita di Londra dalla Ue. Altri Paesi in cui i «sì» sono la maggioranza: Slovacchia (60%), Ungheria (57%), Lussemburgo (57%), Belgio (53%), Spagna (54%), Bulgaria (52%), Lettonia (51%) e Lituania (51%). A pari merito i due fronti nei Paesi Bassi. Tra gli Stati più «europeisti» vi sono innanzitutto l’Irlanda, in cui solo il 21% dei votanti si schiera pro-brexit, seguita da Romania (31%), Portogallo (32%), Repubblica Ceca (41%), Malta (44%), Italia (47%), Estonia (48%), Svezia (49%), Cipro (49%), Danimarca (49%).

Il sondaggio fornisce anche una tabella riassuntiva con i vantaggi, Paese per Paese, di entrambi i possibili esiti. Il principale benefit in caso di vittoria del «sì» sarà la possibilità di riforma dell’Unione europea, in quanto il Regno Unito cerca di stipulare accordi spesso a lui favorevoli, poco conciliabili con gli altri Paesi, e quindi difficili da raggiungere. In caso di uscita sarà più facile trovare posizioni comuni tra le varie nazioni.

Tra i vantaggi in caso di vittoria del «no», il mantenimento della libertà di movimento di persone, il contributo dato da Londra alla crisi dei rifugiati, il ruolo finanziario della City per il continente – difficilmente rimpiazzatile – il vantaggio per l’Unione europea di poter stipulare accordi commerciali favorevoli a causa del mercato interno inglese, ampio e dinamico.

 

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