Cari lavoratori francesi che siete in piazza contro quella vergognosa proposta di legge che legalizza la turboprecarizzazione dei lavoratori (e che qui da noi è già legge di Stato), scusateci. Proprio non riusciamo ad essere all’altezza di uno scontro sociale che qui sembra essersi addormentato nell’indifferenza generale tra la gente e con la compiacenza di un sindacato che s’è imborghesito anche nelle lotte, oltre che nelle tasche.

Scusateci, cari colleghi francesi, se da noi ha attecchito una normalizzazione lenta e dolorosa che ha smussato gli intellettuali, sfinito i lavoratori, asfaltato la sinistra e si è arenata alla condivisione di link da social network. Scusateci se il nostro grado massimo di partecipazione si riduce all’esultare di fronte ad una foto in digitale davanti allo schermo o al darsi di gomito per i “compagni” francesi.

Scusateci se ascoltate qualche dirigente italiano dire ce sì, che siete bravi, che noi avremmo dovuto fare di più e fare meglio, che dovremmo sostenervi e poi ieri li avete visti uscire dal “tavolo con il governo” (quel tavolo dove il governo tiene sempre il banco) mentre con moderata soddisfazione dicono che forse la legge Fornero si può aggirare con l’aiuto delle banche. Con un mutuo da portarsi nella tomba per fare tutti felici e contenti.

Cari lavoratori francesi, scusateci. Ci proviamo anche, noi, ad alzare la voce. Ma ci sono anche gli Europei. È la congiuntura che ci porta sfortuna.

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