Piazza del Campidoglio in una serata ventosa. Ultimo confronto tra Virginia Raggi e Roberto Giachetti. Lo stato d’animo è la disperata ricerca di qualche motivo per votare Giachetti. Di sinistra da sempre, è dura vedere scivolare tutto via. Per giunta tutto via nelle mani del Movimento 5 stelle. Ma la storia si fa complicata dall’inizio, la sensazione è di una sinistra che sinistra non è più, e non lo è più perché non c’è, non vede. E non sente. Che c’entra con le buche? le scuole? le tasse? il debito? le periferie? C’entra.

Un esempio? Domanda: i vostri figli vanno a scuola, come affrontano, se lo affrontano, il problema dell’integrazione? Risposta di Giachetti: ««I miei figli sono andati ad una scuola del Celio (centro di Roma), erano in minoranza italiani, la maggioranza erano stranieri. È stata un’esperienza meravigliosa!». Tipica risposta della sinistra bene che ci piace tanto a noi che abitiamo al centro e siamo fighi a integrarci così bene. Risposta di Raggi: «Al momento l’integrazione è tutta nelle mani delle maestre, che per il 90% sono precarie da anni, e si ammazzano – sole – per riuscire ad affrontare i mille probelmi di bimbi che arrivano nelle loro classi senza sapere neanche una parola di italiano, facendo quello che dovrebbero fare i mediatori culturali che non ci sono».

E dentro c’è tutto: la realtà di questa politica, la verità, le maestre, mia figlia, la sua classe, la vita, il sentire. E poi? Poi tutto così. Giachetti che cita ministri e primi ministri che lo hanno benedetto e la Raggi per strada. Giachetti per le grandi opere delle Olimpiadi e garantista cincischia sulle tasse alla Chiesa, la Raggi contro le grandi opere, per le piccole e medie imprese e categorica sulla tasse alla Chiesa. Giachetti securitario: telecamere e luci ovunque; Raggi sul territorio, con i centri di ascolto in ogni quartiere per capire “con” i cittadini come affrontare i problemi e ricostruire la collettività. Vi prego, qualcuno mi dia una ragione per votare Giachetti. Perché al momento non ne ho. E mi viene in mente solo Non ci resta che piangere, quando Benigni/maestro diceva a Troisi/bidello «Io Giachetti lo boccio!».

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