I commenti che oggi Repubblica dedica ai ballottaggi sono durissimi con Renzi ,davvero spietati. Ilvo Diamanti spiega i numeri della sconfitta: “ i governi di centro-sinistra dopo il voto si sono ridotti alla metà: 45, mentre prima erano 90. Il centro-destra ha mantenuto e anzi allargato un poco il numero delle città amministrate. Mentre il M5s è arrivato al ballottaggio in 20 Comuni e li ha conquistati praticamente tutti. Cioè, 19. Tra questi, Roma e Torino sono quelli che fanno più notizia. Comprensibilmente. Però il M5s si è affermato in tutte le aree. In particolare nel Mezzogiorno. A Roma e a Torino, peraltro le sue candidate hanno intercettato il voto dei giovani, dei professionisti, dei tecnici. Ma anche dei disoccupati. In altri termini: la domanda di futuro e la delusione del presente”. Per Diamanti, dunque, la narrazione ottimista e la pretesa di rappresentare il futuro di Renzi sarebbero state cancellate dal voto.

Chi semina vento raccoglie tempesta. Per venti anni direttore, ora editorialista di Repubblica, Ezio Mauro accusa Renzi di avere rottamato “la storia” e la sinistra. “Quando si destrutturano i valori e i fondamenti culturali di storie politiche che hanno attraversato il secolo, rimane un deserto politico…Desertificato di riferimenti culturali il campo della contesa disegnato dalla sinistra al potere diventa basico e nudo, con parole d’ordine elementari e radicali. Una su tutte: il cambiamento ma senza progetto, senza alleanze sociali, senza uno schema di trasformazione, cambiamento per il cambiamento, dunque soprattutto anagrafico, spesso con una donna al posto di un uomo. La rottamazione della storia si è portata via anche il deposito di significato, la traccia di senso che la storia lascia dietro di sé, comprese le competenze e naturalmente le esperienze, quel legame tra le generazioni che forma il divenire di una comunità e si chiama trasmissione della conoscenza, del sapere, delle emozioni condivise”. Davvero, non ho mai letto una analisi più severa su quel che Renzi è e su quel che ha fatto. Per l’ex direttore di Repubblica il premier ha ritenuto che “la classe dirigente non andava rinnovata ma sostituita, come si fa con una gomma bucata. Ed ecco i nuovi gommisti all’opera. Non hanno storia, solo una feroce gioia per la crisi delle istituzioni, da combattere in attesa di comandarle”. “Governare senza una storia politica a far da cornice e dei valori di riferimento, diventa un’interpretazione autistica, staccata dal corpo sociale”. Quando paragonai io Renzi a “un bambino autistico che ti sorprende perché sa risolvere un’equazione impossibile” lo feci con affetto, per il bambino e per Matteo. Speravo ancora che la sua straordinaria abilità tattica potesse risultare utile al paese. E neanche me la presi quando Renzi ne approfitto per “asfaltarmi”. Il giudizio di Mauro è molto più duro.

Gli elogi ai vincitori arma contro gli avversari interni. Infine Stefano Folli svela il trucco da saltimbanco che si cela dietro l’ammissione della sconfitta. “Renzi non si considera realmente dalla parte dei vinti. È come se dicesse ai “grillini”: voi avete espresso con maggiore efficacia un punto di vista che anch’io sostengo; in fondo ci troviamo sullo stesso versante della barricata; e se voi questa volta siete stati più bravi di me, è solo perché io sono appesantito e frenato dal mio Pd, oltre che dalle cure del governo”. Dunque egli prepara “una direzione drammatica al Nazareno”. Il famoso “lanciafiamme”, insomma, pur di non ammettere che è la sua politica, sua di Renzi, ad aver provocato l’attuale disastro. “Sembra che tutto si risolva individuando una Chiara Appendino o una Virginia Raggi renziana”. Ma la situazione è più complessa -avverte Folli- “ con l’Italicum i Cinque Stelle possono battere il candidato del centrosinistra: soprattutto se riescono ad attirare i voti di destra. Tuttavia resta improbabile che il governo accetti di riaprire il “dossier” della legge elettorale. Qui Renzi resisterà. Nel frattempo tenterà di recuperare i voti “grillini” blandendoli e ammiccando ai temi anti-sistema. Il che configura una scommessa temeraria, dal momento che una linea anti-casta non s’improvvisa. E imitare l’avversario rischia di accreditarlo invece di svuotarlo”.

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