Ogni tanto la cronaca regala drammaturgie finissime, inaspettate come saprebbe fare solo la penna di un creativo potente: a Roma, dopo una campagna elettorale (fiacchetta) di salvinate contro i rom succede ancora una volta che un’indagine della magistratura racconti quanta gente continui a lucrare sui campi rom. Illegalmente. Rubano sui campi rom e sono italiani, italianissimi. Romani al midollo.

I problemi in Italia sono problematici solo per quelli che non ci guadagnano: i rom, i rifugiati, gli ammalati, gli anziani, i disabili, i disoccupati, i senza casa e molti altri fragili ancora sono una miniera d’oro per chi ha lo stomaco di non intenerirsi. E oltre a essere un’ottima palude per un funzionale sistema correttivo si può anche fingere di intenerirsi o odiarli secondo le bisogna. Cosa c’è di meglio di un nemico da abbattere disponibile a diventare un’emergenza stabile?

Ogni volta che il Salvini di turno vi racconta di quanto costa l’accoglienza ricordategli giornate come quella di ieri: burocrati sotto traccia erodono regole e denaro più di qualsiasi rom frugatore di cassonetti. E se dovessimo avere una rabbia razzista direttamente proporzionale al danno subito forse davvero con le ruspe saremmo davanti ai cancelli di queste italianissime aziende che non sanno lavorare senza ungere un corrotto. Avremo picchetti di fronte agli uffici tecnici dei comuni sempre pronti a negoziare un favore a qualcuno e orde di leghisti a manifestare di fronte alle abitazioni di corrotti e corruttori.

E invece niente. Questi giudici comunisti arrestano italiani che rubano dai campi rom e rovinano la narrazione alla Meloni di turno. La prossima volta chiudete l’ufficio rom, prima dei campi. Intanto.

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