Ancora stamani il titolo di Le Monde non lasciava dubbi: Manifestation interdite, Valls choisit l’epreuve de force. Poche ore e il governo ha dovuto suonare la ritirata. La Cgt e gli altri sindacati, che si oppongono alla riforma del Code du Travail, il Jobs act francese, avranno la loro manifestazione. Un corteo breve, dalla Bastiglia alla Bastiglia, girando intorno al Bacino dell’Arsenale, ma è il principio che conta. La prefettura di Parigi aveva vietato il corteo dopo gli scontri tra giovani e polizia che avevano costellato l’ultimo, grande, defilé sindacale, da la Porte d’Italie a Les Invalides. La speranza di Hollande, di Valls e dei loro strateghi, se di strateghi si può parlare, era di provocare un moto d’ordine nella pubblica opinione che continua a solidarizzare con gli scioperi di sindacati, pure minoritari, e che continua a ritenere che le violenze dei giovani contro la polizia siano, almeno in parte, conseguenza delle violenze della polizia nelle banlieues e contro i giovani. Giocando la carta della drammatizzazione, dell’orgoglio nazionale – sono in corso gli europei di calcio-, dell’ordine. Ma così operando il governo è riuscito a saldare la protesta sociale al grande tema della difesa dei diritti. Era dal tempo della guerra d’Algeria, nei primi anni 60, che un corteo sindacale non veniva proibito nella terra dell’Illuminismo. Gli intellettuali sono insorti, sono insorti molti commentatori famosi. Persino Marine Le Pen stamani ha detto che per lei la Cgt (il sindacato comunista) aveva il diritto di manifestare. Non si regala lo stato di polizia a un governo debole e screditato, che fa la voce grossa per recuperare qualche punto di popolarità.

Commenti

commenti