Artistar come Damien Hirst, ma anche critici e curatori autorevoli come Hans Ulrich Obrist ae Julia Peyton-Jones della Serpentine Gallery di Londra e ancora una ridda di direttori di musei e biennali (Iwona Blazwick della the Whitechapel Gallery, Simon Wallis di Hepworth Wakefield, Sally Tallant, direttrice della Biennale di Liverpool, Caroline Douglas della Contemporary Art Societye molti altri) hanno scritto messaggi perché la Gran Bretagna non esca dall’Unione Europea. Alla vigilia del referendum, le loro lettere a Frieze.com e le immagini di opere create ad hoc sono diventate virali in rete. «Nei giorni scorsi ho inviato email ad artisti a un certo numero di artisti, scrittori, direttori di musei e curatori chiedendogli di esprimersi apertamente sulla questione referendum», scrive Jennifer Higgie su Frieze. La somanda era semplice e diretta: La Gran Bretagna deve uscire o rimanere nell’Unione europea? Quali sono i vostri pensieri su questa storica decisione?

db La risposta è stata a valanga. «Anche per la qualità e il tipo di risposte – dice Higgie, autrice dell’articolo dal titolo programmatico What is lost is lost forever-. In 72 ore sono fioccate opere d’arte, video, YouTube clips, saggi, aforismi, citazioni». Non solo da parte di artisti ma anche da parte di alcune delle voci della letteratura ingese di oggi, da Geoff Dyer a Philip Hoare a Olivia Laing. Ed è stata una valanga di messaggi a favore della permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea.

Damien Hirst, la star degli squali in formaldeide e dei teschi tempestati di diamanti che sono diventate icone dell’arte nel passaggio al nuovo millennio, ha creato un’icona in cui giganteggiano due lettere che dicono IN (dentro la Ue) con colonne di farfalle azzurre su fondo arancio, mentre il critico e il curatore Obrist cita Etel Adnan su Instagram sottolineando l’importanza e la necessità di una comunanza condivisa tra le nazioni.

Mia anti brexit

Mia anti brexit

«L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea rappresenta un Mindscape che ci obbliga a una regressione al passato – scrive il direttore della Serpentine gallery di Londra – Invece che guardare al futuro ci riporta ad un retrivo nazionalismo alla mancanza di tolleranza, ci costringerebbe all’isolamento». E oggi tutto questo sarebbe inaccettabile dice Obrist.

apAnche perché – prosegue il critico e curatore – «conosciamo fin troppo bene il precedente storico che risale al 1920 e  al 1930». Basta leggere i diari di Harry Graf Kessler, «che oggi sono di straordinaria attualità perché ben raccontano la terribile  svolta che si ebbe nella storia politica sociale d‘Europa nel passaggio dagli anni Venti agli anni Trenta. Quando la solidarietà e il dialogo cosmopolita che aveva permeato l’ambiente culturale dei primi anni del XX secolo fu schiacciato dal nazionalismo e  della guerra“. Una mostra al Max Liebermann Haus di Berlino, dice Hans Ulrich Obrist, mette bene in evidenza l’attualità di Kessler ed è quello che Eric Hobsbawm ha chiamato un rimedio urgente contro l’oblio».

 as La faccia peggiore e più violenta del nazionalismo delirante si è vista già anche nei nostri giorni: «La scorsa settimana il deputato laburista, Jo Cox, è stata assassinato nella sua circoscrizione West Yorkshire da un uomo che si identifica con il motto morte ai traditori, la libertà per la Gran Bretagna’. Solo pochi giorni prima della sua morte, Cox – ricorda Obrist- aveva lanciato una difesa appassionata dell’ immigrazione in un articolo , in cui scriveva: Non possiamo permettere che la brexit ci tolga l’unico modo per affrontare  in modo positivo la questione dell’immigrazione. Possiamo fare molto di più per affrontare l’ impatto dell’immigrazione rimanendo nella Ue».

st«Il pensiero agghiacciante della Brexit non mi tiene sveglia la notte», dice l’artista Cornelia Parker, che hacurato la mostra Found’ at London’s Foundling Museum, aperta fino al 4 settembre. Siamo a un punto critico della storia in cui dobbiamo essere molto vigili sulla democrazia e le molteplici minacce che stanno crescendo contro di essa. Putin si agita in Siria e perfino nell’agone calcistico, nel tentativo di disattivare l’Unione europea. Ha incentivato la crisi dei rifugiati per i suoi scopi. Anche a Trump piacerebbe vedere l’Europa al collasso Trump. Con la Brexit – prosegue l’artista inglese preconizzando scenari assai cupi –  potrebbe essere veloce, causando problemi finanziari indicibili, sconvolgimento politico e caos. Gli esponenti della destra si muovono in modo aggressivo con il loro ordine del giorno e gli orrori del 1930 potrebbero tornare all’orizzonte». Quanto all’oggi, Parker come gran parte degli artisti intervenuti nel dibattito individua negli interessi finanziari e dei conservatori i motivi che spingono alla Brexit: «I peggiori politici del nostro governo fanno la coda per la Brexit: Michael Gove (che ha distrutto il nostro sistema di istruzione), Nigel Farage (che incoraggia la xenofobia), Boris Johnson (che vuol far carriera sulla Brexit)…. Se votiamo per uscire dall’Unione europea consegneremo a  loro un mandato storico e poteri per spendere i fondi nel  modo che loro vogliono. E non saranno spesi con saggezza».

Su Left n. 25 di parla di Brexit trovate un reportage da Dover, un’intervista a Vincenzo Visco sulle conseguenze economiche, un’analisi sulla situazione politica di Dario Castiglione e il punto da Londra di Massimo Paradiso

 

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