Slitta la direzione, ma nel Pd lo scontro è solo rimandato. Discutere oggi di Verdini sarebbe stato troppo. Meglio farlo venerdì prossimo, quando stonerà meno discutere per ore del risultato delle amministrative: farlo nel giorno in cui la Gran Bretagna decide di lasciare l’Europa, sarebbe stato troppo, sì, pure per i dem che – come dice Emiliano – sono abituati «a concentrarsi troppo sulle cose interne». Siccome gli ultimi sondaggi della notte davano in vantaggio il remain però, Renzi aveva già fatto arrivare le sue veline: sappiamo cosa vuol fare il premier-segretario. Ha anche rilasciato un’intervista a La Stampa mostrandosi baldanzoso: «Farò al mio partito un discorso chiaro, che somiglierà a una sfida. Se vogliono un ritorno ai caminetti, hanno una via dritta: un nuovo segretario. Il congresso non è lontano, possono provarci».

Non sappiamo invece cosa vuol fare la minoranza. Che paventa di non votar più fiducie («In questi mesi abbiamo votato cose che non ci convincevano, come togliere la tassa sulla casa ai miliardari. Non c’è più voto di fiducia che tenga»), e si dice tentata dal seguire D’Alema sul No al referendum costituzionale, nella speranza (vana) di ottenere una modifica all’Italicum: «La riforma costituzionale è pessima. Sto cercando motivi per votare sì. Se ci fosse una riforma della legge elettorale, ad esempio, probabilmente la pillola potrebbe essere meno amara», dice ad esempio Errani.

Errani (tenetelo d’occhio) che nella pre riunione della sinistra dem è tornato sulle scene dopo l’assoluzione. Ed è tornato con un discorso non «sulle figurine per la segreteria» ma nel merito. Contro la politica degli 80 euro, delle tasse abbassate a tutti: «L’idea di un welfare consolatorio produce grosse contraddizioni». Tipo Raggi e Appendino. Tipo Brexit. Entrambi frutti, si potrebbe notare, di politiche sbagliate.

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