Colpiamo Costantinopoli, da Repubblica. Nell’immaginario dell’Isis, come in quello di Al Wahhab, vissuto nel secolo dei lumi ma in medio oriente, il tempo si è fermato mille e più anni fa. Erdogan, il sultano, che vendeva armi all’Isis in cambio di petrolio e combatteva i loro nemici curdi in Siria e in Iraq, ha tradito. Ora porge la mano a Israele e scrive una lettera di scuse a Putin, per avergli abbattuto un aereo. Ecco che che Istanbul ritorna Costantinopoli e gli assassini in nero si presentano a uno dei metal detector posti fuori dall’aeroporto Ataturk. Scoperti, prendono a sparare sulla folla, poi un kamikaze, già quasi immobilizzato dalle guardie, si fa saltare: 36 morti, oltre 100 feriti. È la vendetta dei terroristi costretti a lasciare Fallujah. Ora i musulmani ricchi o del ceto medio abbiente che portavano le loro mogli, totalmente velate, in vacanza premio sul Bosforo, ora sanno di essere anche loro nel mirino. Il nuovo governo turco combatterà sul serio, a questo punto, il terrorismo islamico o continuerà a usarlo contro il nemico curdo e il pario di Demirtas?
Mario Draghi protettore d’Europa. Quasi riflettendo ad alta voce, il presidente della BCE ha proposto 5 linee d’azione per salvare Europa ed europei dopo la Brexit. 1) Fare tutto ciò che serve per la stabilità dei prezzi: la BCE continuerà a stampare euro e a comprare titoli del debito fin quando saremo in deflazione. 2) Scambiare più informazioni e coordinare le banche centrali in modo che possano intervenire, se non un momento prima delle crisi finanziarie, almeno subito dopo. 3) Proteggere le banche ed evitare che falliscano. Qui Draghi dà una mano al nostro governo che vuole evitare, con denaro pubblico, che si ripeta il caso di Banca Etruria e perciò chiede di non sottostare al bail in, cioè all’obbligo di tosare i detentori di obbligazioni bancari in caso di fallimenti pilotati. 4) Tagliare le tasse solo in favore di nuovi investimenti. No, dunque a tagli come quello dell’IMU, sì ad aiutare chi crea lavoro. Pare che Renzi abbia capito: “Tasse, virata di Renzi” scrive la Stampa: prima gli investimenti poi i tagli (elettorali?). 5) Adattare l’Unione ai cambiamenti richiesti dai cittadini: insomma renderne le sue istituzioni più rappresentative ed evitare referendum come quello britannico, scaricando le responsabilità sugli elettori per poi dirgli “ma che avete fatto?”.
Corbyn sfiduciato. Ieri il leader del New Labour è stato spinto alla porta da 172 parlamentari del suo stesso partito che gli hanno votato la sfiducia, Solo in 40 lo hanno sostenuto. L’accusa è di non aver difeso con abbastanza energia la tesi del Remain. L’idea sottostante è che operai e ceto medio deluso non voteranno più Labour. Dunque non serve il vecchio Corbyn. Meglio cercare nuovi leader, sufficientemente liberisti da allacciare rapporti con la City che per ora resta ostile alla “nuova” destra di Johnson e Farage, ma anche capaci di parlare ai giovani pro Europa e al popolo delle città, che ha votato Remain. Corbyn però resiste, convinto che la base del partito lo appoggerà e che sono le scelte sul welfare e il contrasto del capitale finanziario le caratteristiche che definiscono un vero partito di sinistra. Certo, i laburisti sembrano usciti a pezzi da Brexit, quanto i Tory.
In Spagna, Iglesias riflette, Su quel che ha fatto in pochi anni. Ha trasformato un movimento che muoveva dagli indignados, prima in una forza della protesta “né di destra né di sinistra”, poi nel collante di coalizioni che hanno vinto e governato nelle città più importanti come Madrid e Barcellona, infine in un movimento che ha scelto di allearsi con Izquierda Unida, ex comunisti, per puntare al governo del paese puntando a trascinarsi dietro la “vecchia” socialdemocrazia, cioè il Psoe. Troppo in troppo poco tempo! La coalizione Unidos – Podemos ha ottenuto oltre 5 milioni di voti, ne ha perso per strada un milione. Probabilmente a favore dell’astensione, che è cresciuta del 5% rispetto al voto di dicembre. Alcune analisi del voto dicono che i giovani, fra i 18 e i 24 anni avrebbero tradito, questa volta, Iglesias, altre mostrano che una parte di chi aveva votato le alleanze con Podemos nelle principali città, non ha sostenuto Unidos Podemos alle politiche. Non è strano: nelle città, infatti, il movimento di Iglesias aveva costruito alleanze molto larghe e molto movimentiste, che possono non essersi ritrovate nell’accordo con Izquierda Unida e in prospettiva coi socialisti. La alcadessa di Madrid, Manuela Carmena dice: “Io sono un sindaco indipendente, il comune non ha partecipato alle elezioni e io non ho fatto campagna elettorale”. A Madrid 100 mila voti sono mancati  domenica a Unidos Podemos.
L’effetto Brexit spiana l’Italicum e consiglia prudenza sul referendum costituzionale. “Italicum, il premier fa dietrofront” scrive la Stampa. Ora intende aprire alle forze del centro e della destra che chiedono la possibilità di coalizzarsi tra primo e secondo turno. Non più “basta inciucio, chi vince comanda” ma un premio a chi meglio sa coalizzare. Ovviamente sperando di mettere nell’angolo i 5 Stelle che tengono alla loro solitaria purezza. Quanto al referendum, scrive Sabino Cassese, per il Corriere: “Dal referendum inglese c’è una lezione che possiamo trarre per l’Italia. Il referendum è un esempio di «single issue politics». Con esso si chiede al popolo una cosa sola. Caricarlo di altri significati, facendolo diventare una decisione su problemi complessi, ne snatura la funzione e sottopone a sentimenti, umori, ideologie collettivi compiti che per le nostre democrazie spettano ai Parlamenti”. Renzi rinunci, dunque, a trasformare il referendum d’ottobre in un plebiscito sulla sua politica.

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