«Una scelta assurda!» commenta l’eurodeputato socialista belga Marc Tarabella, all’indomani della decisione della Commissione Europea di prolungare di 18 mesi l’autorizzazione per l’uso del glifosato, il pesticida della Monsanto sospettato di essere cancerogeno già da tempo. «Questa è la prova di una grave défaillances all’interno dell’Ue», commenta il deputato: «mettere il profitto della Monsanto prima della salute di 500 milioni di europei: è questa la decisione della Commissione europea! Ancor più grave è che ciò sia avvenuto dopo la Brexit, quando ci saremmo aspettati una più forte rimessa in questione del suo impiego».
Alla scadenza delle concessioni –  prevista per il 30 giugno  – le associazioni ambientaliste e le Ong si aspettavano un’inversione di rotta a favore di politiche ambientali più attente alla salute e alla sicurezza dei cittadini europei. Cosa che non è avvenuta: il Commissario Ue alla salute e alla sicurezza, Vytens Andriukaitis, ha annunciato in giornata la proroga delle concessioni per l’erbicida, giustificando la decisione presa come un  «obbligo giuridico» per la Commissione. Andriukaitis si è poi detto «sorpreso per il silenzio degli Stati membri»: la Commissione europea è stata incaricata di occuparsi del problema proprio dagli Stati Ue, dopo due riunioni che si sono concluse con un nulla di fatto, senza una decisione adottata a maggioranza qualificata. A favore della proposta si sono schierati 19 stati membri; altri 7, tra i quali l’Italia, si sono astenuti, mentre Malta e Francia hanno votato contro. Proprio la Francia è un grande oppositore al glifosato, tanto che già nel 2011 aveva classificato il diserbante come «pertubatore endocrino», ossia una sostanza che altera la funzionalità del sistema endocrino.
Duro anche Gaetano Pascale, Presidente dell’associazione Slow Food, che ha accusato l’esecutivo europeo di ignorare i pareri della Comunità scientifica e la voce dei cittadini, ricordando che oltre 2 milioni di europei si sono schierati contro l’uso della sostanza, sottoscrivendo una petizione popolare. Indignata anche la Coalizione italiana #Stopglifosato, che chiede un incontro con i ministri Martina, Galletti e Lorenzin.
Entro la fine del 2017, come sottolineato da Andriukaitis, è comunque atteso il parere dell’Agenzia per la chimica europea (Echa), che si pronuncerà sulla pericolosità del prodotto.
Il glifosato è stato dichiarato «potenzialmente cancerogeno per l’uomo» nel marzo 2015 dall’Associazione di ricerca sul cancro (Airc), che lo classificato nei fattori di rischio del gruppo 2A (assieme alle carni rosse e al bitume), dimostrando tra l’altro una correlazione tra l’uso del pesticida e il sorgere di linfomi di tipo non-Hodgkin. L’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), invece, ha sostenuto il contrario, ossia che è improbabile che il glifosato rappresenti una minaccia di cancro per l’uomo. La ricerca dell’Efsa è stata bollata come scarsamente indipendente, e alcuni attivisti hanno dimostrato il coinvolgimento di alcune corporation del farmaco, che avrebbero, in maniera del tutto strumentale, pilotato lo studio e i dati.
Il pesticida è stato creato nel 1950 in svizzera, ed è entrato nel mercato nel 1974. é presente in oltre 750 prodotti per l’agricoltura, ma il più noto è il Roundup della Monsanto.

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