«Se Raggi non si sbriga a formare la giunta e a rendere immediatamente operativi i punti fondamentali del suo programma, la faranno a fette». Il Fatto Quotidiano, che pure è il giornale che ha sollevato il caso delle consulenze con la Asl di Civitavecchia, non si può certo considerare un giornale ostile a Virginia Raggi. È un giornale. E così però scrive Antonio Padellaro rispondendo alla lettera di un lettore. Lo scrive per spronare la sindaca, Padellaro, che però aggiunge: «Il 7 luglio quando la nuova inquilina del Campidoglio annuncerà la giunta saranno passati 17 giorni dalla sua elezione. Francamente troppi».

Non è più neanche ormai il ritardo, però, il problema di Virginia Raggi. I giornali di questi giorni – non senza ragioni – parlano soprattutto di riunioni segrete, vertici ristretti, veti incrociati, correnti, con Roberta Lombardi e Paola Taverna da un Lato, e la sindaca, Alessandro Di Battista (che però si espone poco) e Luigi Di Maio dall’altro (il candidato premier in pectore da Spoleto ha difeso Raggi sul caso MArra, dicendo che «chi ha operato bene anche in altre forze politiche può essere coinvolto»). Per il Movimento che doveva decidere tutto in rete, non è il miglior spettacolo che si possa offrire. Non sembra neanche un Movimento – si deve notare – ma proprio un odiato partito, o quasi una coalizione.

Uno spettacolo che produce (e si alimenta) di gaffe e incidenti. Come le prime due nomine firmate dal sindaco e destinate a saltare: Davide Frongia, il fedelissimo consigliere comunale al secondo mandato, forse sarà infatti vicesindaco o assessore al Patrimonio, alla fine, e non capo di gabinetto – carica per cui aveva una parziale incompatibilità; Raffaele Marra, soprattutto, già dirigente vicino a Gianni Alemanno e Renata Polverini, non sarà vice capo di Gabinetto: scoppiata la polemica, il suo incarico è prima stato definito «temporaneo», poi, intervenuto direttamente Grillo con una telefona alla sindaca, si è detto che sarà spostato «ad altro incarico».

Chi prenderà quel posto ancora non si sa – e stasera, dopo un week end di pausa, c’è una riunione del mini direttorio romano – ma tanto di caselle aperte ce ne sono ancora pure nella giunta. Nome più nome meno si è comunque in alto mare. Mancano, ad esempio, l’assessore alla mobilità (ha detto di no – purtroppo – Cristina Pronello, la professoressa del politecnico di Torino di cui vi abbiamo raccontato le idee su Left), e manca l’assessore al Commercio, un ruolo decisivo nella Roma dei mercati e dei bancarellari. C’è da trovare, infine, qualcosa per Marcello De Vito – che è il nome che tiene tutto in stallo, che rende più difficili le trattative, lui, malvisto dalla sindaca e da Frongia, ma caro a Taverna e Lombardi.

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