Procede ancora a tappe forzate il percorso della Loi Travail, il cosiddetto Jobs act francese che ha portato in piazza migliaia di persone preoccupate per le nuove norme messe a punto dalla ministra del Lavoro Myrima El Khomr. Mentre ieri si svolgevano nuove manifestazioni di protesta in varie città, davanti all’Assemblea nazionale il premier Manuel Valls di voler applicare, per la seconda volta dopo meno di due mesi, la cosiddetta procedura 49.3, che consente al governo di bypassare il voto delle camere  e anche la discussione del provvedimento (il riferimento è all’articolo 49.3 della Costituzione).

Il premier francese ha motivato la scelta con l’intento di scavalcare «i tatticismi» che bloccano il Paese e rivolgendosi ai deputati della sua maggioranza in dissenso, i cosiddetti “frondisti”, li ha invitati a non “giocare” richiamandoli alle proprie responsabilità. I parlamentari dell’opposizione hanno invece abbandonato l’aula durante il discorso di Valls, centrato sul fatto che il testo è stato «oggetto di un’ampia consultazione» e che a opporsi è una strana «alleanza tra conservatorismo e immobilismo» a destra e a sinistra. Contrariamente a due mesi fa, i parlamentari “frondisti” hanno rinunciato a un nuovo tentativo di raccogliere le firme – ne servono almeno 58 – per una mozione di sfiducia nei confronti del governo. Anche l’opposizione di destra non sembra voler procedere con la mozione di censura, ma voterebbe quella dei “dissidenti” socialisti.

Jean-Luc Mélenchon, candidato di sinistra alle presidenziali del prossimo anno, ha attaccato Valls per l’insistenza con cui ricorre «strumenti tirannici» come l’articolo 49.3, aggiungendo che se la Loi Travail viene approvata e lui diventerà presidente, la abrogherà. Anche i frondisti attaccano il capo del governo: «C’era ancora una proposta di compromesso. È stata respinta dal governo», ha detto il socialista Laurent Baumel. E Pascal Cherki, deputato di Parigi, ha aggiunto: «Non considerano il fatto che con una riproposizione del 49.3 rompono la loro legittimità istituzionale. Monsieur Valls diventa Monsieur Veto!».

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