The italian job. Un pullman tricolore in bilico sull’orlo di un burrone. È la copertina di The Economist. Spiega Federico Fubini: “A quasi dieci anni dall’avvio della Grande recessione mondiale, i crediti bancari a rischio di default nella zona euro valgono ancora quasi mille miliardi. Per quasi un quarto vi contribuisce l’Italia”. Il settimanale economico non ha dubbi: gli stati devono finanziare le banche. Ma le regole europee (per evitare che ciascun paese pensi a se stesso con i soldi anche degli altri) subordinano i salvataggi bancari alla tosatura degli azionisti, poi degli obbligazionisti, infine dei correntisti con oltre 100mila euro. Nel caso Italia, ciò vorrebbe dire moltiplicare l’impatto sociale del fallimento di Banca Etruria. Un prezzo politico assai pesante per il governo, che ha fatto dell’ottimismo di maniera -arriva la ripresa, anzi è già arrivata, non va ancora bene ma meglio- la sua cifra politica. Invece, scrive il direttore del Corriere Luciano Fontana,”siamo ancora ad aspettare segnali di ripresa che non arrivano”. Intorno a noi il quadro non è meno fosco. Deutsche Bank ha in pancia troppi “derivati” e non potrà liberarsene senza un poderoso intervento pubblico. In Gran Bretagna “la caduta della sterlina post brexit – come scrive Federico Rampini su Repubblica- espone a una perdita secca di valore gli investimenti immobiliari”. Perché i capitali che arrivavano finivano nel mattone (di lusso) e l’investimento veniva condiviso da banche e fondi pensioni: ora la sterlina attrae meno e la paura moltiplica l’effetto brexit. Così i fondi si ritirano, rischia di scoppiare una bolla immobiliare Per ora tutti vogliono credere che non scoppierà un’altra crisi finanziaria come quella del 2008, con epicentro questa volta in Europa. Ma il fatto che se ne parli testimonierebbe che un qualche rischio c’è.

Gli stati annaspano : Monte dei Paschi di Siena dovrà liberarsi dei 10 miliardi di sofferenza e questo avrà – ha già- un costo per chi ha creduto nella ripresa (nel salvataggio) di quella banca. L’Europa si divide (proclami contro il piano italiano per le banche, minacce di sanzioni a Spagna e Portogallo che sfiorano il deficit9 e ognuno coltiva il proprio interesse a breve. La BCE consiglia prudenza e invita a cercare compromessi. Ora si attende una sentenza della corte di giustizia europea che il 19 luglio dovrà giudicare sugli aiuti di stato che la Slovenia diede alle sue banche. Se dirà sì, qualcosa si farà, cosa non si sa. Allegria!

Vertice Renzi Mattarella. È il titolone de La Stampa. Che si saranno detti? Il Sole24Ore la racconta così: “Ho i numeri, vado avanti”. “E sul referendum apre allo spacchettamento Forza Italia non vuole crisi, frena la fronda Ncd”. Repubblica mostra una tabella a pagina 10: il governo potrebbe contare in Senato su 113 voti del Pd, su 20 del gruppo Autonomie, di 9 voti sui 28 del gruppo misto, di 4 sui 14 di GAL e di 11 sui 18 del gruppo Ala (Verdini). Con questo bel vestito arlecchino e trasformista, Renzi dovrebbe andare sul sicuro. Tuttavia il giovane premier ha deciso di ricorrere il meno possibile alla fiducia (non si sa mai), di rinviare all’inizio di novembre il voto sul referendum (quando la crisi di governo sarebbe drammatica, con la legge di stabilità da approvare e l’incubo dell’esercizio provvisorio). Inoltre pare non escluderebbe che si possa votare al referendum su più quesiti, in modo da lasciar bocciare le parti più indigeste della riforma senza dover rinunciare al governo. In ogni caso Renzi ora chiarisce – l’avevo scritto parecchi mesi fa- che se anche dovesse perdere il governo (per un complotto dei centristi o perché bocciato dal referendum) in ogni caso non lascerebbe la segreteria del Pd. Anzi si presenterebbe a Mattarella per sbarrare la strada a ogni ipotesi di governo che non sia il suo. “Apres moi le déluge”, disse Louis XV. Sappiate, puzzoni di Ala, sappiate amici inquieti di Alfano, sappiate governativi raccogliticci del gruppo misto e sappiatelo pure voi, senatori del Pd alla prima legislatura, che “se cado resterete senza scranno e senza vitalizio”. Prudenza trasformista, decisionismo pure trasformista.

Comincia l’era Raggi. Con il figlio e tanti parenti in Campidoglio, lo stato maggiore a 5 Stelle di fronte e la diretta streaming. Francamente non trovo scandaloso che la sindaca abbia voluto comporre le sue prime scelte con il movimento che l’ha sostenuta. E due settimane e mezzo, tra i ballottaggi e il varo della giunta, non mi sembrano troppe. Ho votato Raggi gente che non ti aspetti, pure, scopro da Repubblica, la vedova di Petroselli, grande sindaco comunista di Roma. Per ora Virginia ha il sostegno della città. Dovrà essere prudente e audace. Ha sbagliato a non chiedere un incontro con i genitori, affranti, dall’americano gettato nel Tevere, sbaglierebbe a non andare in via Cuba, tra i migranti abbandonati per strada, emergenza umanitaria che rischia di diventare emergenza anche sanitaria.

Razzismo? Non solo! Hanno ammazzato Emmanuel che si era salvato da Boko Haram ed era sopravvissuto alla traversata sul barcone. Mattarella ora chiede protezione per la vedova. Che ha perso un figlio nella chiesa fatta saltare da Boko Haram, che ha abortito per le sevizie subite durante il viaggio, che si è vista uccidere il marito da un italiano che prima l’aveva chiamata “scimmia africana”. Il ministro dell’interno Angelino Alfano è andato a Fermo a vantare che ora si può persino invocare l’aggravante delle motivazioni razziste per l’omicidio, sia pure preterintenzionale, di Immanuel. Per lavarsi la coscienza. Ma questo “agricoltore” razzista immagino pretenda di essere protetto dallo stato italiano, credo che sia tra coloro che invocano lavoro -stipendio, “posto”, aiuti- prima per gli italiani come lui. Fascista, sono certo che si consideri anti casta, che ritenga nel suo diritto ogni genere di insulto su chi governa, su chi fa il sindaco, su chi amministra. Infine pare proprio che sia tra quelli che si arrabbiano se la Chiesa di Francesco perché gli porta sotto casa quelle facce nere invece di lasciarle in Africa. Cari lettori, sono qui riunite tutte le caratteristiche del nazional socialismo. Tutte tranne una: questa brava gente non ha ancora trovato l’appoggio del grande capitale.

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