Sei buono e ti tirano le pietre, sei cattivo… Mi è venuta in mente questa canzonetta di 50 anni fa -la cantava Antoine- leggendo l’intervista del premier – segretario a Severgnini del Corriere. “Tutti a dire negli ultimi due mesi: “Renzi devi essere più umile, meno arrogante”. Allora io dico: se do questa impressione forse sbaglio io e tutti subito a dire: “Vedi ha cambiato tono, ha paura”. Dunque? Contrordine del contrordine. “Spacchettamento del referendum? No, non sarà à la carte”. Si voterà più tardi, forse il 2 novembre, per vedere se prima Verdini convincerà Berlusconi e concordare modifiche all’Italicum, depotenziando così il No referendario. Per il resto, ottimismo: “un accordo per le banche è a portata di mano”. Buonismo: “io voglio bene all’Italia, non avrei votato Virginia Raggi ma sappia che dal governo ci sarà piena disponibilità”. Egocentrismo: “Io sono innamorato dell’Europa. Ho messo 80 milioni di euro per ristrutturare Ventotene che cadeva a pezzi”. Lui, li ha messi!

Il Regno Unito avrà prestissimo un nuovo premier e sarà Theresa May. Vale la pena di sottolineare che questo accade perché persino la legge maggioritaria uninominale britannica è migliore dell’Italicum. Infatti lì nel collegio si eleggono i deputati, non il premier. Se il premier, come è successo con Cameron, fa default, i deputati che hanno vinto le elezioni in quattro e quattr’otto si trovano un nuovo leader e lo mandano a Downing Street. Da noi, con l’Italicum, è invece il premier che trascina in Parlamento 120 deputati, vincendo al turno di ballottaggio, mentre altri cento, nella qualità di segretario e candidato, li aveva imposti come capi lista. Davvero fanno ridere coloro che dicono che l’Italicum possa andar bene solo sostituendo il premio alla lista con quello alla coalizione. Da queste riforme, cucite a misura di un premier che si credeva un portento e ora rischia il posto, bisogna tornare indietro in modo radicale. E -ormai è chiaro- non si potrà fare se non dopo la vittoria dei No.

Voglio dare quel che ho alla vedova di Emmanuel. Il razzista di Fermo si è pentito, almeno a sentire il suo avvocato. Penso che abbia ragione don Albanese quando dice che anche lui è una vittima. Ma intorno all’omicidio commesso da Amedeo Mancini si sta svolgendo un balletto indegno. Noi razzisti? Scrivono i giornali della destra e lo ripete pure Salvini. Quando mai. Amedeo ha sbagliato a mollare quel pugno letale ma è stato provocato. Il nero Emmanuel non è rimasto al suo posto, non ha ascoltato a capo chino l’insulto “scimmia africana” lanciato alla moglie, alla madre del figlio ucciso da Boko Haram. Ha reagito e come diceva il preside cattivo nel film Les Coriste, “A ogni azione corrisponde una reazione”. Amedeo ha reagito alla reazione, perché sta ancora in carcere?

Noi razzisti? Mi ha gettato contro Alessandro Sallusti, in un recente duello nel quale ci ha coinvolti Luca Telese, in piazza a Carrara. “Noi siamo favorevoli all’ingresso di quote di immigrati” (ndr: che vengano a fare da badanti ai vecchi non auto sufficienti, che raccolgano i pomodori tutto il giorno sotto il caldo e per qualche euro). “Ma rispettino le leggi, non diano fastidio”, se ne stiano al loro posto. Lo slogan è: “Prima gli italiani”. Vuol dire che tra un italiano senza molta voglia di lavorare, tra un assistito che va al bar o allo stadio a fare l’ultrà, tra uno che chiede graduatorie separate per la casa (E Fassino gli dice che ha ragione), o che pretende finanziamenti per “salvare” un’attività improduttiva, e dall’altra parte un migrante (magari di religione islamica) con genio e voglia di successo, uno che ha rischiato la vita per non affogare, uno pieno di speranze e di progetti -come ha detto il vescovo di Fermo-, perciò capace di portare la sua voglia innovare nel paese che ha scelto vive e dopo lavora, dovremo scegliere l’Italiano. In realtà non lo sceglieremo davvero -il suo processo di proletarizzazione proseguirà inevitabile- ma gli diremo che lo scegliamo, lo faremo sentire importante, e pur gabbandolo conquisteremo. Non è razzismo? Sì, non è solo razzismo: c’è in questo atteggiamento il germe del nazional socialismo. “Abbiamo in Germania 5 milioni di disoccupati? Abbiamo 5 milioni di ebrei di troppo” si leggeva in un manifesto degli esordi. Se vi capitasse di leggere Mein Kampf -l’ho scritto e lo ripeto- scoprireste che per gran parte quel testo offre al popolo tedesco uno scudo contro qualsivoglia concorrenza. La fine è nota

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