Boris Johnson è stato nominato Ministro degli esteri nel nuovo governo britannico guidato da Theresa May. E le reazioni dei leader e degli esponenti governativi internazionali non si sono fatte attendere. Il mondo della politica e della diplomazia ha infatti con reagito «con un misto di divertimento, sdegno e orrore», per dirla come il Guardian, alla nomina dell’ex sindaco di Londra e uomo di punta dello schieramento pro-Brexit.
Incline alle gaffe, poco posato, Boris Johnson si è lasciato dietro, durante gli anni come primo cittadino londinese, una serie di figuracce che hanno fatto parlare il mondo intero.

Cosa dicono i principali leader europei e mondiali? 

La prima reazione, molto dura, è stata di Jean Marc Ayrault, ex Primo Ministro francese e Ministro degli esteri del governo Valls: «Conosciamo il suo stile e il suo metodo, e durante la campagna per il referendum ha detto una serie di bugie al popolo britannico, e ora è con le spalle al muro. Non vuole difendere gli interessi del proprio paese. In questo quadro, la scelta di schierarsi a favore della Brexit appare ancora più chiara». Per Ayrault, che ha conosciuto Johnson già quando era primo cittadino di Nantes, la scelta di farlo responsabile per la politica estera britannica «è il segno dell’evidente crisi della politica britannica uscita dal referendum». Le sparate dell’ex sindaco londinese sui francesi, e in particolare sulla presidenza Hollande si sprecano: secondo Johnson la Francia è dal 2012 «ostaggio dei sanculotti», ed è in corso, in Francia, «una tirannia e uno stato di terrore che non li si vedeva dal 1789», anno dell’inizio della rivoluzione francese. Una farsa, insomma, l’invasione nazista del 1940 e il regime di estrema destra del maresciallo Philippe Petain. La prossima settimana il neo ministro britannico dovrà incontrare il suo omologo francese e gli altri colleghi europei. E oltre alla tensione dovuta al fatto che il principale promotore della Brexit presenzierà in un summit europeo, c’è sopratutto l’evidente imbarazzo dovuto a tutte le gaffes che Johnson ha collezionato negli anni. In primis contro l’Ue, definita, durante la campagna referendaria, «un tentativo fallito simile a quello di Hitler e Napoleone, con metodi diversi». Tant’è che una fonte dell’Unione europea ha detto alla Bbc a proposito della nomina di Johnson:«Al Parlamento europeo pensiamo che sia un brutto scherzo che danneggia il Regno Unito».

Tra battute xenofobe e uscite sgradevoli su altri esponenti internazionali, lo stile di Johnson assomiglia a quello dell’ex premier italiano, Silvio Berlusconi. La prima gaffes risale al 2007, quando paragonò Hillary Clinton a «un’infermiera sadica su una clinica psichiatrica», mentre Barack Obama è diventato un «mezzo americano e mezzo kenyano che disprezza, a livello ancestrale, la Gran Bretagna». Si sprecano anche le uscite xenofobe: da una parte le lotte intestine del partito Tory vengono paragonate alle «orge di cannibalismo della Papua nuova guinea», dall’altra i bambini africani vengono apostrofati con la parola «piccaninnies», letteralmente, in gergo coloniale ,“faccetta nera“. E ovviamente, i «negri hanno sorrisi come le angurie», dice Johnson. Mandela invece diventa un «tiranno negro»: dopotutto il vero problema dell’Africa è che «l’Europa non la governa più».

L’episodio più grave avvenne lo scorso aprile, quando Johnson scrisse una poesia con protagonista Recepp Taypp Erdogan, in cui il Presidente turco era descritto prima come «segaiolo», poi nell’atto di fare sesso con una capra. Imbarazzo ancor più grande, tenendo conto che il poema fu scritto per un concorso della rivista The Spectator: competizione che poi il neo ministro vinse, assieme alla somma di 1000 sterline. «Strano, nonostante assomigli a Dobby l’elfo domestico – un personaggio della saga di Harry Potter – in realtà è uno spietato tiranno». Indovinate a chi sono rivolte queste parole? Ovviamente al Presidente Russo, Vladimir Putin. Ma non tutti i dittatori stanno antipatici al neo ministro. Anzi, Johnson si è più volte speso in elogi e omaggi al Presidente siriano Bashar Assad, sostenendo di «provare gioia per aver rimesso Palmira sotto il sito dell’Unesco».

Le reazioni americane. Il portavoce del Dipartimento di stato, Mark Toner, appresa la notizia, è riuscito a stento al trattenersi dalle risate. Per poi affermare di «non vedere l’ora» di collaborare con Johnson.

Duri i tedeschi. Diplomatica la reazione della Cancelliera tedesca Angela Merkel («è nostro compito lavorare con qualsiasi governo. Dobbiamo portare avanti la cooperazione politica con la Gran Bretagna, come abbiamo sempre fatto»). Ma intanto, in Germania, l’hashtag # Außenminister (ministro degli esteri) sta dilagando sui social. «Johnson sta negoziando la Brexit, enjoy the trip (godetevi il viaggio)» dice Ralph Stegner, parlamentare socialdemocratico e vicepresidente del partito. Ancora più duri i Verdi, con frasi come quella del parlamentare Anton Hofreiter, («la scelta mette in dubbio le competenze del primo ministro May»), o quella del vice-presidente Simone Peter («è come confidare nel gatto per mantenere la crema»). Anche la stampa tedesca non risparmia Johnson dalle accuse: «capo delle menzogne» lo apostrofa Anne Gelink, delll’emittente pubblica Zdf, mentre Nicole Deiman, della stessa rete, definisce la scelta «autentico humor britannico». E il Ministro degli esteri tedesco, Frank Steinmer, si riferisce a lui, senza nominarlo apertamente, ma parlando, in maniera generica, di «politici irresponsabili che non hanno voluto assumersi la responsabilità, quando la Brexit si è concretizzata, e se la sono svignata a giocare a cricket».

L’ex Ministro degli esteri svedese, Carl Bilt, dice che «avrei preferito fosse uno scherzo, ma non lo era». Mentre per il Presidente dell’europarlamento, Martin Schultz, si sta creando, in Uk, «un circolo vizioso». E anche in Cina molti commentatori delle chat popolari sono increduli alla notizia che «Bao Li Si» – così è conosciuto Johnson nel Paese – sia divenuto il responsabile della diplomazia britannica.

Johnson, che si è detto «eccitato», per il nuovo incarico che gli è stato conferito, dovrà affrontare sfide importanti, e avrà un ruolo non-marginale nel traghettare il Paese d’oltremanica fuori dall’Unione europea. Ma il ruolo di ministro degli Esteri è stato depotenziato dal nuovo governo di Theresa May, che ha creato ad hoc un nuovo «ministero per la Brexit», guidato dall’influente Davis David, ex ministro per gli affari europei nel governo Mayor, colui che sfidò Cameron alla guida del partito conservatore del 2005, venendo sconfitto. Un’altra figura di spicco, Liam Fox, ex ministro della difesa, è stato posto al Ministero del Commercio internazionale: sarà lui a dover rinegoziare i trattati europei con le istituzioni comunitarie. Insomma Johnson dovrà sopratutto stringere mani e abbracciare leader internazionali. E stare simpatico ai leader internazionali. Cosa che, comunque, non gli riesce molto bene.

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