Mentre a Cleveland ci si prepara per la convention repubblicana più tesa da molti anni a questa parte e la polizia chiede al governatore di sospendere il Secondo emendamento – quello sulla possibilità di portare armi, che Kasich si rifiuta di sospendere – a Baton Rouge, dove giorni fa la polizia aveva ucciso Alton Sterling un ex soldato afroamericano ha ucciso tre poliziotti con l’intento di vendicare quelle morti.

La dinamica è semplice: la polizia viene chiamata perché è stato avvistato un uomo armato di fucile a ripetizione, all’arrivo della pattuglia, questi, il 29enne Gavin Long, ha aperto il fuoco e nella sparatoria che ne è sguita sono morti lui stesso, tre poliziotti e altri sono rimasti feriti.

Long era un ex militare che online aveva espresso più volte l’idea che le morti dei neri per mano della polizia andassero vendicate, che «Quando un fratello ammazza uno sbirro, quella si chiama giustizia», come dice in un video su YouTube  – ora oscurato. Long, che viveva a Kansas City è evidentemente partito per Baton Rouge per “fare giustizia” e, anche nel suo caso siamo di fronte a un caso nel quale le tensioni razziali di questi mesi, la possibilità di procurarsi armi facilmente e il disagio mentale si combinano incarnandosi, invece che in Batman, come nel cinema di Aurora,  nell’odio anti polizia. Long aveva servito in Iraq tra 2008 e 2009 ma non aveva partecipato ad azioni di guerra, era andato all’università dell’Alabama e, a quanto dice un cugino in forma anonima al Washington Post, non era unso esprimere quel tipo di rabbia manifestata online nelle conversazioni avute con lui.

In un video girato alle manifestazioni di Dallas dopo la morte dei poliziotti in quella città, dice ancora: «Se volete continuare a protestare fate pure, ma noi più duri, quelli veri, gli alfa, sappiamo cosa serve: guerra o soldi. Che è tutto quello di si preoccupano. Guadagni e sangue». L’uomo aveva anche pubblicato un libro sotto lo pseudonimo di Cosmo Setepenra dal titolo “La via di Cosmo”, una guida spirituale e olistica per gli afroamericani, nel quale parla di una rivelazione avuta mentre era sotto le armi.

Sia a Dallas che a Baton Rouge siamo di fronte a casi di singole persone che agiscono in proprio e guidate dalla follia. Ma siccome invece di uccidere compagni di scuola o persone X in strada, la loro azione ha all’apparenza una forma politica, il loro gesto è destinato ad avere effetti sulla politica.

Uno dei poliziotti uccisi, l’afroamericano Montrell Jackson aveva postato questo bel messaggio su Facebook dopo la morte di Alton Sterling nel quale parla della stanchezza del dover gestire situazioni come quella morte, soffre perché non si sente apprezzato per un lavoro che fa, scrive, per la città che ama e chiude dicendo: «Non fate infettare il vostro cuore dall’odio. Lavoro in queste strade perché ogni persona che protesta, familiare, poliziotto o chiunque altro se vuole un abbraccio o dire una preghiera sappia che sono a disposizione».

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La tensione di queste ore si riverserà su Cleveland, fuori e dentro la convention repubblicana che si apre oggi. In città da tre giorni si susseguono manifestazioni piccole e non violente, ma certo il clime è di quelli tesi. Trump proverà a sfruttare la situazione soffiando sulle eventuali paure dell’America bianca e probabilmente sperando che fuori, in città, ci siano scontri e disordini per imputarli a Clinton e ai suoi alleati. Tutti i sondaggi indicano preoccupazione per le relazioni razziali e l’elettorato bianco quello più suscettibile a farsi prendere dalla paura. E prometterà legge e ordine contro musulmani, immigrati e chi spara in strada. La sua unica speranza di vincere le elezioni è che la tensione salga e che le preoccupazioni per la violenza di questi giorni si depositino nella testa degli americani gli facciano scegliere la strada pericolosa di una Casa Bianca in mano a un inesperto, populista e destrorso miliardario.

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