Caro Paolo,

anche oggi è il 19 luglio e un anno ancora è via d’Amelio, la bomba, la scorta, il dolore e i vostri tronchi anneriti per terra. Una commemorazione sciancata, qui da noi, il 19 luglio: ricordiamo tutti gli anni una storia che nessuno s’è preso la briga di raccontarci. Abbiamo i buoni, morti, e ci mancano i cattivi. Abbiamo un processo che si è riaperto dopo vent’anni come le ossa che sono state saldate male dopo una frattura e vanno spezzate di nuovo per sperare di guarirle, siamo pieni di gente che commemora anche se nessuno sa.

Caro Paolo,

quella menti raffinatissime si sono fatte Stato e i coglioncelli mafiosi al loro servizio sono stati beffati. Alla fine lo Stato s’è infiltrato nella mafia, mica il contrario, e ogni boss che muore è un’assicurazione sulla vita di quelli che rimangano.

Non sparano più, caro Paolo: un decreto costa meno del tritolo e fa pure meno rumore. La mafia è sparita dall’agenda della politica e un senatore arrestato sembra al massimo un inciampo che può capitare.

Caro Paolo,

il 19 luglio, alla tua commemorazione s’è fatto il deserto. Mica di gente, quella no, quella continua a cercarti con l’agenda rossa in mano ma i politici e le istituzioni sono spariti dal radar: in via d’Amelio ogni anno si racconta una favola rotta.

Una favola schifiata con i protagonisti che hanno dimenticato la parte, e balbettano qualcosa, come alla recita d’asilo provata male, e s’imbarazzano nascondendosi in quinta.
Una favola con i buoni che finiscono per la colpa di volere iniziare, i cattivi sott’aceto e un funerale lavato con il borotalco.
Una favola stuprata, che per quattro monete il gatto e la volpe si sono rivenduti il finale.
Una favola coperta con il lenzuolo bianco, un lenzuolo che figlia muffa mentre soffoca il sole.
Una favola che si arrotola nei processi, che si mescola e impunita ride. Come un disegno che non si capisce da che lato guardarlo.
Una favola che non si sono nemmeno presi la briga di raccontarci e già speravano che si fosse addormentata.
Una favola tutta rutti e sorrisi, rigurgiti e strette di mano.
Una favola che sta scritta nelle cose non dette, con il principe chiuso a chiave dentro il cesso, la principessa a forma di macchia sul muro e il cavallo bianco cucinato alla griglia.
Una favola dove non si capisce chi ha posato i fiori e chi ha posato le bombe.

Una favola rotta, appunto.

Buon martedì.

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