Dall’impasse all’unanimità. Dopo il rinvio al cardiopalma di ieri – “Albania nel caos” avevamo titolato – e una lunga notte di trattative, il Parlamento di Tirana ha approvato all’unanimità la riforma giudiziaria. Con 140 voti a favore su 140 seggi. Il premier socialista Edi Rama, perciò, resterà al suo posto. L’Albania è a un passo dall’Unione europea. Ma Erdogan non resta a guardare e fa sapere a Rama che nel suo Paese si nascondono oppositori del regime turco. A riguardo, abbiamo rivolto tre domande a Elly Schlein, eurodeputata italiana di Possibile e dell’S&D, che è anche vicepresidente della delegazione alla Commissione di stabilizzazione e associazione Ue-Albania.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 01-07-2014 Strasburgo (Francia) Politica Prima sessione plenaria del Parlamento Europeo Nella foto Elly Schlein (Pd) Photo Roberto Monaldo / LaPresse 01-07-2014 Strasbourg (France) First Plenary Session of the European Parliament In the photo Elly Schlein

Elly Schlein

Questo voto arriva dopo oltre due anni di trattative, perché è un risultato importante per l’Albania?
Intanto perché è un risultato storico per i 26 anni della democrazia albanese. E poi perché questa riforma era considerata necessaria per l’apertura dei negoziati, come Ue abbiamo insistito sull’importanza di questa riforma per continuare il processo di adesione all’Ue dell’Albania. Perciò, questo voto è una finestra fondamentale, in vista del prossimo giudizio a novembre. Certo la riforma non è tutto, adesso è fondamentale garantire un sistema giudiziario: indipendente, imparziale, professionale. È una sfida moto lunga, ma questo è un passaggio fondamentale per il Paese delle Aquile, che dà ai cittadini la speranza di avere fiducia nelle istituzioni e nella giustizia.

Guardiamola dall’Unione. C’è chi vuol andare e c’è chi vuol restare… dopo Brexit, che significato assume questo voto?
L’Albania è un Paese pro-Europa, ed è anche un partner strategico dell’Italia. L’essere europeisti, anzi, è una delle cose che riesce a mettere d’accordo opposizione e maggioranza. L’Albania ha scelto un futuro europeo. È come se ci si accorgesse più da fuori che da dentro dei benefici che può portare stare dentro l’Ue. E che le sfide sono da affrontare in una scala ampia, altrimenti le perdiamo tutte: migratorie, fiscali, sociali, politiche. Certo, è evidente che l’Unione non ha prodotto le soluzioni e le risposte ai problemi quotidiani dei cittadini europei, e che le risposte fin qui date sono state insufficienti se non controproducenti. Ma bisogna fare attenzione, perché se l’Europa finora è rimasta incompiuta è proprio perché hanno prevalso i nazionalismi.

Tra Tirana e Ankara ci sono appena 1.500 km di distanza. E la Turchia di Erdogan ha scritto al premier albanese Rama per informarlo sulla presunta penetrazione degli uomini di Fethullah Gülen in Albania. Possiamo dire che, con questo voto, l’Albania ha preso le distanze da Erdogan?
Difficile dirlo. Ma l’Albania ha dimostrato che ha ben chiaro qual è il suo futuro. Ed è un futuro europeo. E ha avuto il supporto della popolazione andando in questa direzione. Direi che questo voto è il sigillo di un lavoro lungo e faticoso, che segna la volontà politica di superare le divisioni. Questa Albania è ben lontana dalla scena di repressione e di minaccia all’ordinamento democratico che vediamo oggi in Turchia.

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