La febbre dell’odio, titolo del manifesto, ha invaso il week end. Ora si si sa che il diciottenne Ali Sonboly non era “un soldato” dell’Isis, non ha agito in quanto figlio di iraniani sciiti che odiavano turchi e sunniti, ma ha stroncato lo stesso 9 vite, ha mandato in ospedale 27 persone, alcune tuttora tra la vita e la morte. Ora sappiamo che Ali era stato vittima di bullismo e che voleva vendicarsi: aveva studiato altre stragi che considerava analoghe (a cominciare da quella del nazista norvegese Anders Breivik -77 vittime- consumata pure il 22 luglio ma di 5 anni fa. Ora ci si interroga su questi killer (islamisti o no), sul “bullo debosciato di Nizza o l’assassino di Orlando, che odiava i gay perché la sua cultura reazionaria non gli permetteva di ammettere di esserlo…(sui) piccoli delinquenti di Parigi e Bruxelles hanno trovato nel radicalismo islamista uno sbocco al fallimento dell’integrazione in un mondo di consumo e bella vita in cui non erano riusciti ad entrare… (ma anche su) quell’Adam Lanza che, psichicamente disturbato, senza amici, spesso deriso, un giorno del dicembre 2012 entrò in una scuola del Connecticut e — con un’arma da guerra e non una semplice pistola — fece strage di venti bambini della prima elementare più sette adulti. E infine… (su) Andreas Lubitz, il copilota tedesco (non immigrato, non discendente d’immigrati) che, disturbato psichicamente e frustrato nella sua ambizione di diventare primo pilota, decise nel marzo del 2015 di suicidarsi portandosi con sé 150 passeggeri”. Le citazioni che ho scelto sono di Roberto Toscano, ex ambasciatore che scrive per Repubblica, persona seria e osservatore attento. Vi risparmio altri, e sgangherati, commenti.
80 morti al corteo della luce. A Kabul intanto, la minoranza Azara (afgani di fede sciita considerati dai sunniti al potere una etnia inferiore) manifestava ieri per la luce. Il governo aveva infatti deciso di fare economia e dunque, per prima cosa, di non portare una moderna rete elettrica nella valle abitata dagli Azara. Le strade di Kabul erano sbarrate, per impedire che la grande folla dei manifestanti potesse avvicinarsi ai palazzi del potere, quando due terroristi si sono fatto esplodere nella folla, provocando la strage rivendicata poi dall’Isis. In Afganistan i seguaci di Al Bagdadi sfidano per l’egemonia Al Qaeda e i Taliban. Gli Azara sono solo carne da macello, il debole governo di Kabul -sostenuto dai soldati americani- è l’ostaggio di queste stragi. Dei morti e dei feriti non si occupa nessuno tranne Emergency, che chiede sangue per curare per poter curare negli ospedali le ferite provocate dalle bombe.
Riuniti in Cina, ministri delle finanze e governatori dei 20 paesi più influenti fanno i conti con la crisi o, per meglio dire, con una crescita insufficiente a dare speranza alla classe di mezzo e lavoro ai giovani. L’anno prossimo l’economia della Cina resterà sotto il 7% di aumento del PIL con evidente tendenza al ribasso. Gli Stati Uniti ben sotto il 3. Eurozona e Regno Unito sotto il 2%. Italia e Giappone ancora inchiodati allo zero virgola. Intanto un centro studi italiano segnala che i prezzi sono fermi -non aumentano e questo vuol dire che non crescere la domanda- come non succedeva dal 1959. Bassa crescita, deflazione. Ci vorrebbe una nuova direzione del mondo che combatta le disuguaglianze (vero freno per crescita e consumi), che faccia il vuoto intorno ai califfi che scannano per tornare al medio evo, che bandisca la guerra e difenda ovunque libertà e diritti. Ieri un ministro di Erdogan ha accusato l’occidente di aver tramato con i golpisti di Gulen. La prova, ha detto il ministro, è che dopo il golpe nessuno capo di governo è ancora venuto in Turchia. Invece di ripetere le solite banalità europeiste ed annunciare in pompa magna che riceverà Merkel e Hollande a Ventotene, Matteo Renzi avrebbe dovuto rispondere a quel ministro turco: “e nessuno verrà ad Ankara e a Istanbul, nemmeno per sottoscrivere accordi commerciali, fino a quando tutte le libertà non saranno garantite ai cittadini turchi e ogni diritto non sarà rispettato”.

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